lunedì 31 gennaio 2005

I'M A DRUNK SLOB AND IT'S RAY CAPPO'S FAULT!

La promessa di un post sullo XstraitegX ha creato una febbrile attesa: un commento alla voce "commenti" di qualche post fa, una mail che, tra le altre cose, soggiungeva di "smetterla di scrivere puttanate", un sopracciglio alzato da Mayo, in quel modo in cui solo il sopracciglio di Mayo riesce ad ergersi perplesso.
Ora, più d'uno avrà notato che molti dei miei post non sono scevri di derisione nei confronti degli straight edge.
Eppure ero anch'io ero uno straight edge.
Che è successo?
Cosa trasforma 65 chili di sana e robusta costituzione, devota al credo no alcool - no drugs - no sex (e per un tot di tempo pure vegetariano!), temprata da anni di atletica leggera, nuoto, calcio, skateboard e altro, in 85 chili di insana e gioiosa grassezza, plasmata da anni di alcool, cibi ipercalorici, droghe varie e sesso in abbondanza?
Immagino le risate, sopratutto per la frase "sesso in abbondanza".
Ok, mettiamo "sesso in sufficiente quantità".
Ma sufficiente a cosa?
Probabilmente, sufficiente a non passare tutte le giornate in compagnia esclusiva di "my best friend, my right hand" (e grazie ai Mucky Pup per la citazione!).
Cos'è successo?
L'inizio vero di quanto sto per scrivere potrebbe avere un titolo come:

I'M A DRUNK SLOB AND IT'S RAY CAPPO'S FAULT!
(che, per gli anglofobi, significa "sono uno sfatto ubriacone ed è tutta colpa di Ray Cappo!")

La prima volta che ho sentito la parola straight edge è stata nell'84, leggendo su TVOR n.4 un articolo sui Minor Threat.
All'epoca non c'era Google per fare una ricerca sulla parola, e internet, se esisteva (non sono un computer geek che sa la data esatta, e nemmeno la voglio cercare su... beh, su Google, per millantare culturame che non ho), era una rete per militari e ricercatori.
All'epoca le notizie sulla scena underground arrivavano solo stampate sulle fanzines, con ritardi variabili tra 1 mese e 1 anno e, dalle pagine di Maximum Rocknroll e Flipside, riuscii a saperne qualcosa di più.
In Italia c'era ben poco: la zine romana Straight Edge, qualcosa su TVOR, i Peggio Punx, qualche elemento in qualche gruppo, qualche zine sparsa. Non proprio una scena, ma qualcosa.
La mia visione dello sXe era, più o meno, quella dei Minor Threat e del buon vecchio Ian. Ero sveglio, non avevo bisogno di essere sorretto, i've got straight edge, echeccazzo!
Non toccavo alcolici: la birra non mi piaceva, il vino nemmeno, i superalcolici nemmeno potevo annusarli.
Non toccavo droghe: niente roba pesante (peraltro, all'epoca, i tossici morivano a pacchi e non era esattamente la miglior pubblicità per il product placement presso le giovani generazioni), niente canne (cazzo, non fumavo nemmeno le sigarette!), niente acidi, niente paste e medicinali vari.
E la Ketamina era usata solo per quadrupedi nervosi, non da bipedi rincoglioniti.
Niente sesso: Beh. Questa terza parte era quella che più aveva lasciato perplessi molti sXe. Allo stesso tempo era anche quella più rispettata, anche se solo per mancanza di materia prima (se si esclude quella immaginaria...).
Di li a poco la scena cominciò a rimpolparsi: Linea Diritta zine da Milano, i soliti cani sciolti, Giulio Green e tutti i gruppi che incisero per la Incognito e tutti quelli che non mi ricordo più (ma negli anni in cui usciva la compilation che diede inizio alle fortune di Mr. Green, io avevo già mollato).
Ora, io rispetto tutti quelli che sono sXe come scelta personale, ma mi fanno ridere quelli che si proclamano sXe, che se lo devono ripetere a ogni pezzo, come se fosse una fatica esserlo e non una cosa che fai per stare meglio. Come se fosse una cosa più difficile di sopportare la risacca la sera dopo una sbronza.
Non di meno, a fine anni 80, mi trovai a collaborare all'organizzazione del primo concerto italiano degli Youth Of Today. Non fu una passeggiata.
Era stato proposto da Stiv, ma Paolone (che si smazzava la maggior parte degli sbattimenti organizzativi) non era troppo convinto.
E' che gli sXe non eran esattamente tra le persone più attive nella scena, né al Virus, né al Leo, né (salvo rare eccezioni) altrove.
Ma, alla fine, erano comunque un gruppo hc americano, e non è che ne girassero esattamente a mazzi in quel periodo. Non ci fu bisogno di insistere troppo per decidersi.
Se Cappo, Porcell e soci si comportarono, tutto sommato, come qualunque altro gruppo hc in tour (all'epoca, senza la folla di agenzie affamate, promoters, tour manager, ecc. non esistevano richieste di catering, rimborsi assurdi, e stronzate varie, l'unica richiesta che fecero fu di poter mangiare vegetariano), lo stesso non si può dire del pubblico.
In genere, ai concerti hc di gruppi stranieri, venivano un paio di migliaia di persone, più o meno le stesse. Le stesse facce che vedevi in giro per l'Italia quando andavi a qualche concerto in trasferta.
A quel concerto, però si videro un bel tot di facce nuove. Non le stesse che incrociavi al Virus, al Paso, al Macchia Nera, al Forte, ecc.
Arrivò molta gente che, evidentemente, era li solo per gli YOT. Gente che, tra l'altro, era più o meno sXe.
Ora, all'epoca, la scena era assolutamente diversa. Il fatto che le persone sopra il palco e quelle sotto fossero esattamente la STESSA COSA era un dato di fatto, sarebbe stato assurdo solo pensare qualcosa di diverso.
Nessuno (o per lo meno pochissimi), almeno qui, parlava di brotherhood, toghether as one e tutte i motti abituali delle XGiovani MarmotteX della scena, per un semplice motivo: era dato per scontato che da una parte c'eravamo NOI (punks, hc kids, skins, cani sciolti) e dall'altra LORO (il resto del mondo), non avevi bisogno di ripetertelo. La "fratellanza" era nelle cose che facevi tutti i giorni, non nella felpa giusta o lo swatch con la X.
La cosa che mi schifò fu vedere decine di ragazzi precipitarsi al banchetto del merchandise, acquistare di tutto e farselo autografare. Farsi fare le foto con Cappo e Porcell (peraltro abbastanza imbarazzati dalla cosa) per dimostrare agli amichetti che loro erano lì con i loro idoli.
In un colpo solo, per la prima volta, qualcuno aveva messo dei paletti a un concerto hc: di qua il pubblico, di la le star.
E non erano stati nemmeno gli YOT a fare questo. Cazzo, erano una manciata di newyorchesi tra i 20 e i 25 anni, gente (più o meno) come noi, non fottute rockstar sfigate.
Era stato il loro pubblico a volere questa distanza. Gli YOT non si erano messi su un gradino, semplicemente il loro pubblico gli aveva idealmente scavato intorno per metterli metaforicamente più in alto.
Sembrerà una cazzata, ma anche adesso, dopo più di quindici anni, penso qualcosa sia morto lì. Ed è per questo che oggi la scena, non solo straight, anzi, TUTTE le scene dervative del punk e dell'hardcore fanno cacare.
Quando si perde il senso di quello che si sta facendo, del perché lo si sta facendo, quando ci si accontenta di imitare qualcun altro.
Quando si sceglie acriticamente uno stile di vita e si ricercano delle regole che ne caratterizzino l'appartenenza.
Per quanto Ian McKaye, lo stesso Ray Cappo, e tutti gli sXe della prima ora abbiano ripetuto alla nausea che la loro scelta era una cosa personale, orde di pecore con le X sulle mani hanno cercato, desiderato, delle regole a cui sottostare, una classifica che ne certifichi i punti-scena, la medaglia del XGranMogolX.
Per uno che diventava sXe come SCELTA, decidendolo con la propria testa, pensandoci, mettendo in moto le sinapsi cerebrali, altri cento lo sono diventati per imitazione, per sentirsi parte di un gruppo, per avere poche e semplici regole da seguire.
Quel giorno ho visto una scena composta da persone uguali diventare semplicemente l'ennesimo genere musicale con il proprio gruppo di appassionati, niente di diverso da qualunque altro genere.
Tutto per qualche autografo? Tutto per qualche autografo.
Conclusioni?
Boh. Ho iniziato parlando di qualcosa e poi ci ho aggiunto altro, vabbè, niente di nuovo.
Il fatto è che, oramai da molti anni, il trend è generale e non si salva quasi nessuno.
Passando alle scene dove la birra scorre generosa gli esempi non mancano.
Vedere orde di FANS al concero di Dee Dee Ramone che volevano autografi, dediche, pezzi della scaletta del concerto (io ci lavoravo come security, e mi ricordo la gente che implorava uno straccetto di carta - a proposito, mi spiace per voi, ma la scaletta non è stata compilata dalla sacra mano di Dee Dee, bensì dal roadie. La reliquia è falsa come la madonnina piangente di Civitavecchia!) foto con uno che, a parte essere stato un 50enne tossico, era uno come noi, è esattamente la stessa cosa.
Lasciando perdere, poi, le migliaia di gruppi che nascono oggi, capaci solo ed esclusivamente di imitare i suoni dei propri idoli di riferimento...
E lo straight edge, che ero partito da quello?
Mah.
Ora quando sento la parola autografo mi scatta la voglia di una birra.
Riflesso condizionato?

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