giovedì 26 settembre 2002

FIGURE DI MERDA CON LE PERSONE FAMOSE CHE MI HANNO CONOSCIUTO
(episodio 2)


Andiamo indietro di due anni abbondanti.
Il periodo storico è l'estate 2000 e, per le ferie estive, vado nei Paesi Baschi con Corrado RIOT e i Mach5 che fanno un minitour in Euskadi.
All'epoca ero all'apice della mia passione alcolica, che aveva sostituito la passione amorosa da 7/8 mesi, dopo che mi ero lasciato con la Barbara.
Tutto nasce nella prima settimana passata ad Andoain, ridente villaggio sui monti sopra Donostia (San Sebastian). I primi 3 giorni eravamo ospiti di Zulueta, uno della Ezan Ozenki, etichetta basca che stampa i dischi di Negu Gorriak, Dut e molti altri gruppi baschi. La casa, abitata normalmente da 3 persone che in quei giorni erano assenti aveva la comodità di stanze separate e vasto letto a mia disposizione (questa vi sembrerà una notizia inutile, ma capirete più avanti...).
Al quarto giorno ci trasferiamo da Drake, ex cantante dei Bap, gruppo sciolto da qualche anno, che proponeva un hardcore classico cantato in lingua basca (euskera) e che era famosissimo in Euskadi ma conosciuto anche da noi, complice un minitour italiano con date al Leoncavallo e al Forte Prenestino.
In quel periodo Drake era reduce da un'operazione che lo costringeva a portare un busto rigido di gesso, per cui dormiva sul divano rigido e, grazie all'assenza della sua compagna in vacanza per qualche giorno, ci mise a disposizione il suo lettone, su ci dormivamo io e Corrado.
Le 2/3 notti passate di fianco a Corrado mi hanno fatto capire quanto la Titti (fidanzata del nostro da un bel pò d'anni) sia una santa.
Voglio dire, anch'io russo. E ho già dormito con persone che russano. Ma Corrado è terrificante. Forse avrei dormito meglio in un'officina da fabbro, oppure nello spartitraffico della tangenziale alle otto di mattina.
E la prima persona che sento russare non solo quando inspira l'aria, ma pure quando espira. E cambiando di tono e volume senza soluzione di continuità.
Nel senso, se uno russa ma ha un ritmo costante, dopo un pò ti ci abitui. Un pò come dormire in treno. Un pò come contare le pecorelle con le orecchie.
Ma lui no. Aspirava, espirava, rantolava, gorgogliava, soffiava, tossiva, si faceva i grattini, salivava, schioccava la lingua, tirava col naso. Tutto questo e altro ancora mischiato insieme, continuamente, con nuove ed improvvise variazioni sonore.
Insomma, contando che passavamo le giornate a sbevazzare vinelli locali, le serate a provare i migliori ristoranti con specialità pesce e le nottate a bere seriamente in giro per San Sebastian, pigliando il treno alle 5 di mattina per tornare ad Andoain, quelle poche ore di sonno seguenti le ho passate totalmente sveglio, con mal di testa tipo martello pneumatico e un trattore sbiellatto con marmitta rugginosa che dormiva di fianco a me.
Non nego che anch'io ci ho messo del mio. Come il giorno in cui ci siamo sentiti sportivi e siamo andati in spiaggia. E bisogna dire che in spiaggia io e Corrado facciamo la nostra porca figura. La prima figura che viene in mente è quella di due balene arenate, infatti stavano anche arrivando anche i gruppi ecologisti a tirarci le secchiate d'acqua per tenerci in vita.
Comunque non abbiamo mai sorpassato la mezzora di spiaggia, un pò perchè ci arrivavamo all'una già affamati come lupi, un pò perchè dopo dieci minuti Corrado cominciava a boccheggiare (io no perchè ogni tanto mi tuffavo nell'acqua gelida).
Comunque, dov'ero rimasto? ah, già. Eravamo in spiaggia, poi siamo andati a bere e mangiare, un bicchiere di tinto e una discreta serie di pinchos che, accostati a un polipo al nero di seppia formavano una discreta serie cromatica sgocciolando sulle nostre magliette.
Finito di mangiare giro per la città e visita alle migliori taverne e ilpomeriggio passa in un lampo.
Alla sera ci sentiamo sboroni e andiamo in un noto ristorante di pesce del centro.
La clientela è composta di Baschi bene, non si contano i tailleur colori pastello lucidi, le sciure truccate con l'intonaco, i 50enni con le tasche piene di pesos e il colletto della camicia fuori dalla giacca. Noi entriamo scrollando la sabbia dai sandali, con i bermuda e le t-shirt segnate da piste di nero di seppia e patè di peperoni. E vino, tanto vino. Naturalmente ci mettono nel tavolo in fondo, vicino a un vecchio forno del pane che ci sovrasta. Intorno singoli e coppie si dilettano con la nouvelle cousine, è la fiera della foglia di lattuga+ ravanello + pescetto stitico. Noi ordiniamo un misto pesce che consiste in una teglia 50x70 contenente fauna marina cotta (fritti misti, impanate, ecc.) su un lato e fauna marina fresca (acciughe, pescetti vari, baccalà, ecc.) sull'altro. A completare il tutto un paio di bocce di rosso, dolce locale, caffè e ammazzacaffè (doppio).
Inutile dire che il passaggio della teglia nella sala ci ha portato l'odio di tutti gli avventori a dieta, ma anche la simpatia di cuochi e camerieri, che trovavano qualcuno che apprezzava il loro lavoro.
Per favorire la digestione decidiamo di andare al bar di un amico, dall'altra parte della città a piedi. Di tempo ne avevamo, quindi le tappe sono state varie. sempre debitamente innaffiate.
Alla fine, verso l'una di notte arriviamo al bar e ci prendiamo da bere.
All'improvviso, nemmeno io so come, non mi sento troppo bene: sudori freddi, calo di pressione, nausea, pesantezza delle membra, vertigini.
Vabbè, niente de che. un calo di pressione. so quello che devo fare. Esco fuori a respirare un pò d'aria fresca, mi stendo come un drogato sul davanzale di una finestra mi rilasso e aspetto: 1) che passa. 2) che sgollo e poi passa.
Com'è, come non è, non mi passa. Sudo, mi gira la testa e ho sonno. Entro dentro e dico al Corra che vado a casa. L'uomo, che si stava divertendo e cazzeggiando con i locals, è visibilmente infastidito. La sua personale filosofia dice che se si esce insieme si torna a casa insieme. Ubriachi, contrariati (lui), collassati (io), ci avviamo alla stazione. Il suo commento è "le 3 del mattino? non sono mai tornato a casa così presto quando vengo qua!". Io che penso a tenere insieme i miei intestini me ne fotto, e saliamo sul treno.
Nel vagone ci sono due vigilantes con i rayban e il pistolone.
Anche noi ci mettiamo gli occhiali da sole (che di pistolone siamo già discretamente dotati per natura), ma a Corrado comincia a salirci la carogna, e comincia a mugugnare elaborate bestemmie nei confronti della sbirraglia. Per fortuna in milanese stretto, sicchè starschi e atc non capiscono una favazza.
Arrivati ad Andoain si fa per scendere e, sarà il venticello fresco, sarà l'aria di montagna, caccio un rutto spaventoso che rieccheggia nella valle e risveglia tutto il treno. Il boato ha però anche l'effetto si risistemarmi le viscere, risvegliarmi dal torpore e mettermi una certa sete. Alchè faccio a Corrado: "perchè non facciamo unsalto al bar del paese a farci il bicchiere della staffa?". A tal richiesta egli non sa dir di no, sapendo bene quello che ci aspetta. Infatti siamo tornati a casa alle 7 di mattina.
Ma tutto ciò è un altro discorso, torniamo all'oggetto, che qua mi sperdo in miriadi di cazzate.
Dopo qualche giorno giunse il momento di andarsene.
Dovevamo andare a Vitoria, dove avevamo organizzato una data per i Mach5 in un festival con gruppi da tutta la Spagna, con palco davanti a uno skatepark pubblico e, il giorno seguente, a Bilbao.
A Bilbao ci aspettava la Semana Granda, festa estiva che dura una settimana circa, con baracche-bar che pompano musica, concerti, birra, vino, cibi vari e di tutto un pò.
La prima sera avevamo piazzato i Mach5 sul palco di Kaskagorri (l'associazione dei locali del kasko vieho, il quartiere dove stanno tutti quelli che giravano intorno all'ex centro sociale occupato di Bilbao), li eravamo ospiti di alcuni amici del quartiere, e potevamo tranquillamente riprendere gli usi e costumi abituali (dormire, bere, mangiare, bere, dormire,...).
Dopo alcuni giorni di attività sociali e ricreative, a Fiesta inoltrata, arrivarono alcuni amici da Donostia e Andoain. Noi li si saluta festanti e, tutti insieme, si contina nei giri abituali per locali.
Ma qualcosa non andava. Nel senso che notavamo alcuni sguardi strani. A volte si mettevano a parlare tra loro in Euskera (cosa che in genere fanno quando devono dire qualcosa che tu non devi capire...).
Noi si pensa che avranno i cazzi loro, e non bastavano mezze parole captate per capire che stavano dicendo.
Una volta tornati in Italia abbiamo capito tutto: Zulueta ci telefona per chiederci se avevamo dimenticato qualcosa a casa di Drake. Boh? chi se lo ricorda? tutto è possibile, oltretutto le mie condizioni e quelle di Corrado non erano mai prossime alla lucidità...
Quelo che era successo stava diventando uno scandalo di proporzioni bibliche. Drake e la sua compagna, una delle coppie più longeve e fedeli tra i punk baschi aveva rischiato di rompersi tra scenate, litigate e stoviglie fracassate, quando, qualche giorno dopo il ritorno della tipa dalle vacanze, Drake ha trovato sotto il letto delle mutande da uomo (sporche peraltro) che non erano sue.
Erano mie infatti. Con tanto di sgommate di chi per un pò di giorni beveva, magnava e non si curava un gran che dell'igiene personale.
Com'è come non è, una sera mi devono essere cadute dietro al materasso, e li sono rimaste. Sgommate, odorose e lievemente sbrindellate.
Drake è una persona buona come il pane, ma da quello che ci hanno raccontato la tragedia di Otello gli faceva una ricca sega con contorno di bestemmie in euskera.

Corrado mi dice che dobbiamo tornare nei Baschi.
Questa volta con le mutande numerate.

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