venerdì 23 luglio 2004

IL PORNO E' UN LAVORO DURO

Lyles: "Sei sveglia tesoro?"
Moglie: "Certo, sono sempre sveglia alle 5 del mattino."
Lyles: "Senti qualcosa? Ti terrà sveglia."
Moglie: "Solo se me lo metti in un occhio."
The Choirboys (I ragazzi del coro) 1977

IL PORNO E' UN LAVORO DURO

Trovare un titolo per raccontare una storia sul magico mondo di cazzi fighe culi e tette è un cazzo di problema: i giochi di parole migliori sono stati usati per i titoli dei film.Vada per IL PORNO E' UN LAVORO DURO, allora. Semplice, conciso, straight to the point (come dicono gli americani). Il doppio senso è assolutamente voluto.

Giugno era un mese caldo alla fine del '91.L'università stagnava e il mio curriculum di esami pure.
Era il primo anno fuori corso, quando ne hai fatti abbastanza pochi da non vedere vicina la fine, ma abbastanza da non poter considerare il cambio di facoltà.
Per fare cosa poi? RIcominciare da zero?
Nah.
Tirare avanti. Che altro potevo fare? Anche se a mancarmi erano gli esami più rompicazzo, tutti, peraltro, obbligatori.
Giugno è un mese di merda. Agosto è ancora lontano ma il caldo è già qui.
Un sabato, tanto per cambiare, accetto un invito a cena da un paio di compagni di corso.
Ora, a modo mio, sono una persona abbastanza selettiva.
Per frequentare qualcuno devo averci qualcosa in comune, chessò... gusti musicali, culturali, idee politiche per lo meno non opposte.
A volte però ci si lascia andare e, complice la noia e l'assenza di programmi interessanti per la serata, ci si lascia tirare in mezzo a serate con umanoidi semisconosciuti.
I due che mi avevano invitato li avevo conosciuti nella pausa pranzo tra due lezioni, una delle poche volte che mi ero fermato a mangiare in aula.
Studiavano architettura. Vestiario lievemente discotecaro, pronuncia bergamasca ma non troppo. Già mi immaginavo il padre, muratore da quando aveva 13 anni, che aveva messo su l'impresetta di cottimisti da 15 ore al giorno 7 giorni alla settimana, che iscrive il figlio ad architettura per fare tutto in famiglia e alzare il fatturato oltre a tavelle e cartongessi. I figli avevano l'aria di chi, a seguire l'esempio paterno, non ci pensava neppure, preferendo i sabati sera allo Studio Zeta ad assordarsi di tunz-tunz, bere alcolici allungati vergognosamente e a cercare fica.
Mentre ero intento a mangiarmi il mio trancetto di focaccia, loro stavano discutendo di film porno.
La dissertazione era animata. Verteva su un film che il primo sosteneva chiamarsi "Mia moglie davanti" e il secondo diceva che no.
Io mi girai per dirgli il titolo esatto: "Mio marito davanti e di dietro tutti quanti!". Un classico, un titolo oramai nella leggenda.
Da lì cominciammo a chiacchierare. Per lo più di cazzate, va da sè.
I tipi non avrebbero rivoluzionato il mondo dell'architettura contemporanea, non erano sicuramente gente con cui sarei stato insieme più delle due ore di lezione, ma non erano nemmeno delle teste di cazzo complete.
Era oramai qualche mese che ci s'incontrava a lezione. Mi avevano già invitato varie volte a passare da loro (avevano 2 camere in affitto in una traversa di Corso Lodi) o ad uscire con la loro compagnia.
Io, con una scusa o un'altra, avevo sempre rimandato.
Ma quella sera mi sono detto, vaffanculo, perché no? Tanto, se mi cago il cazzo mi invento qualcosa, e ciao.
Arriva la sera e mi presento con un six pack di baffo (confezione da sei bottiglie di Birra Moretti). Alcuni degli ospiti erano già arrivati e la compagnia era quantomeno variegata.
C'erano i due che conoscevo, un paio di amici loro che puzzavano di studenti d'ingegneria fuoricorso, due studentesse di architettura che avevo visto qualche volta, un tipo sui 30 anni sovrappeso e tamarrissimo insieme a un'altra tipa.
Questi ultimi due facevano categoria a sè.
Lui sfoggiava camicia bianca aperta su uno zerbino di peli, catenazza d'oro, braccialetti d'oro, Rolex. Un classico.
Lei... beh, varie donne femministe nella mia vita mi hanno insegnato una certa politically correctness nella descrizione delle donne, ma quella che mi trovavo davanti non potrei descriverla in altro modo che: un troione. Visibilmente più vicina ai 40 anni che ai 30, vestita come potrebbe essere vestita un troione che si prepara alla serata in discoteca.
La serata andava avanti a cazzate e luoghi comuni, niente di particolarmente memorabile.
Quando il tema del cazzeggio si spostò sul tema pornazzi, però, il tamarro sfoderò una cultura semienciclopedica.
Voglio dire, che fosse un appassionato del genere non avrebbe stupito nessuno, ma lui andava oltre. Titoli, attori principali, produttori, annate, trend del momento, terminologia specialistica.
Gli chiesi se per caso fosse un critico cinematografico "specializzato".
Disse che lavorava in una casa di produzione, abbastanza grossa.
In effetti, un recensore di pornazzi non si potrebbe permettere il Rolex d'oro. Doh.
Naturalmente qualcuno chiese se stava facendo qualche film e si poteva visitare il set.
Collanazza d'oro sorrise mettendo in mostra un dente, va da sè, d'oro.
"Se volete. Ma guardate che non è come guardarsi il film. La maggior parte del tempo sul set ci sono attori a cazzo moscio che si leggono la Gazza." e continuò: "se volete si può fare di più. Domani abbiamo da girare un gangbang, qualche double e triple play, e ci servono delle riserve se gli attori non reggono. Pagano 100 carte per la giornata, anche se non recitate, più altrettante se vi fanno recitare. Però dovete portarvi il test dell'HIV, se no non vi fanno lavorare."
La proposta fu accolta dagli ululati dei due compagni di corso, una tiepida allegria dei due ingegneri, l'imbarazzato silenzio delle due studentesse e un "vedrete che vi divertite" da parte del troione, evidente esperta del ramo.
Io non sapevo che dire. Di vedere come si gira un pornazzo non me ne fregava granché.

Le 100 carte mi avrebbero fatto comodo, dato che erano appena usciti l'ultimo degli Agnostic Front e un tot di cd che mi piacevano, ma di tirare fuori la minchia in pubblico non se ne parla.
Faccio fatica a parlare davanti a un pubblico, figuriamoci a farmelo venire duro.
L'appuntamento lo diede comunque, in un locale sulla Paullese da cui si sarebbe raggiunta la casa che faceva da set per il film.
Più tardi, quando il cineasta e il troione erano in viaggio per qualche discoteca, si parlò - c'era da dubitarne? - della proposta.
Delle due ragazze una era indignata, l'altra divertita ma non ci pensava minimamente ad avvicinarsi a meno di 50 km. dal posto.
I due ingegneri millantavano un esame difficilissimo nel giro di pochi giorni, avrebbero volentieri partecipato, ma non era proprio possibile.
I due erano entusiasti da subito all'idea, e insistevano con me perché partecipassi.
Si andò avanti a parlarne per mezz'ora.
A me non me ne fregava niente, e di buttare la domenica aggratis in quello che sicuramente sarebbe stato un posto di merda...
A quel punto, uno dei due disse: "Facciamo così. Se capita che ci chiamino, dato che siamo le riserve, andiamo prima noi. Di sicuro non saranno sotto di tre persone, e tu ti becchi le 100 per il disturbo. Se invece ti chiamano puoi sempre andartene, anche se senza le 100 carte."

Boh.
Tanto già sapevo che la domenica non ci sarebbe stato niente d'interessante in giro.

Sapevo che me ne sarei pentito.

(fine prima parte, domani lo shockkante finale!)


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