martedì 24 maggio 2005

Milano Poster explosion: come è andata?

Naaaa.
Il report non avrei voglia di farlo. Comunque, chi c'era si è divertito, ha visto il meglio della poster art mondiale e ha potuto parlare con gli artisti presenti.
Sui tre giorni si è trattato di 1000-1500 persone che, se consideriamo il fatto dei concerti andati semideserti, significa un migliaio abbondante di persone venute per una mostra di poster art.
Se teniamo conto del fatto che fino a 4-5 anni fa "poster art" era un termine conosciuto da qualche manciata di persone in tutta Italia, mi sembra un ottimo risultato.

La delusione c'è stata, inutile negarlo, per i concerti. Hanno pesato sui costi più della metà del totale, portando però un paio di centinaia di persone al massimo.
Vabbè, capita. Poi, dai. Siamo a Milano.
Dove potrebbe andare il fighettame milanese? A sentirsi qualche diggei nei posti trendy o a sentire chi ha suonato nel primo disco rap della storia?
Già, perché quel centinaio di persone si è visto uno dei migliori chitarristi di black music vivente, mentre la gente preferisce godere dei sottoprodotti musicali ricavati dagli scarti di lavorazione di ciò che gente come Little Axe ha contribuito a inventare.
Bah.

Lo spazio della mostra era comunque affollato e qualche centinaio di stanze saranno colorate da poster americani, italiai e croati. Gli artisti erano contenti, la gente era contenta e io pure.
Naturalmente c'era sempre qualcuno che si lamentava che i prezzi erano alti, e a questi mi vorrei rivolgere: lo so che siete sempre stati abituati a pensare ai poster come quelle cose che stanno nella pagina centrale del vostro giornaletto preferito, ma questi sono una cosa diversa.
Fare un poster serigrafato è una cosa che comporta fatica, tempo, costi e tanto sudore.
E' una cosa che si fa totalmente a mano. A seconda della quantità dei colori puoi metterci tutto il giorno per farne nemmeno una ventina. Quando sei abile magari arrivi a farne 50. Non basta schiacciare il pulsante start sul macchinario della tipografia. Quindi, ricordatevi che quando gli chiedete uno sconto sul poster gli state chiedendo di regalarvi un ora del suo sudore.
Voi la regalereste a qualcuno che nemmeno conoscete?

Nota di colore: a vedersi la mostra è arrivato un gruppetto, francamente imbarazzante di... come chiamarli? personaggi in perfetta tenuta indie? Frangette e caschetti, vestiti stretti, spillette e tutto quanto. Me li hanno indicati come gli organizzatori delle serate indie al Plastic.
Ora, io al Plastic ci sono entrato solo una volta a fine anni 80 e ricordo ancora la serata con orrore. Ci entrerei ancora solo con una granata a frammentazione o con abbondanti dosi di napalm. Oppure se mi pagassero per farlo. Che poi non sono una bella figa (di legno) e non succederà mai.
Però.
I pagliacci imbarazzanti erano lì, a vedersi i poster di Ramones, Suicidal, MDC, Fear, Social Distortion, Turbonegro, Hellacopters, Motorhead, Adicts, Converge e tutto il resto (ok, vabbè, pure Beck, White Stripes, weezer oltre a un tot di indie), mentre punkrockers, hc kids e simili non riuscivano (fatte salve le varie eccezioni di troopers MIHC, valtellinesi e brianzoli, nonché di componenti di bands appassionate di grafica e poster - Stp, LaCrisi, DeCrew) a stapparsi il dito dal culo.
Ammettiamolo per una volta, va là.
Frangette & spillette 1 - punkrockers & hc kids 0.
Finocchi.

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