lunedì 13 giugno 2005

VIBORAS FRAMMENTI DEROZER

E' tanto che non recensisco un concerto, sono fuori allenamento.
Comunque.


Sabato 11 giugno 2005
@ Leoncavallo
VIBORAS
FRAMMENTI
DEROZER


Arrivo poco prima dell'inizio.
Chiacchiere assortite con tutti gli amici e/o conoscenti.
Bevo l'unica birra della serata, che sono a dieta di alcool. Sigh.

Viboras: Bravi, intensi, convinti. Mi fanno un'impressione simile a quella che mi fanno i Rancid. Stai facendo bene quello che fai, però.
Però sono tutte cose già sentite. Punk 77, punk/hc. Bravi, per carità, pure simpatici. Però preferisco gli originali.
Oh, magari mi sbaglio. Poi sono anche andato a farmi un giro, per cui avrò sentito metà del loro concerto.

Frammenti: aspettati dai giovani e meno giovani virgulti della scena accacì in quanto esponenti della vecchia scena torinese.
Mah. Per me la vecchia scena torinese sono Declino, Negazione, Kollettivo, Blue Vomit, Contrazione, Franti & c. Già gli Stinky Rats sono lievemente successivi.
Per i Frammenti vale lo stesso discorso dei Sottopressione: Sono arrivati quando la vecchia scena tirava gli ultimi colpi o provava strade diverse.
Insomma sono tra quei pochi che hanno condiviso palchi davanti a 10 persone, seminato qualche pianticella in un terreno arido come la scena di fine anni 80 / primi anni 90, tirato avanti nella desolazione, fino all'avvento del "punkrock" e delle decine di band con attitudine loser, all stars ai piedi, culto dei Ramones e tutto il resto.
Detto questo, molti sono rimasti delusi, sperando in riproposizione dei vecchi storici pezzi Frammentosi.
Quello che si è sentito sono state robe che non saprei definire, feedback e... come diceva Corrado? un incrocio tra Isis e stoner rock? Boh.
Capisco che i gruppi, specie se attivi da più di un decennio, vogliano sperimentare. Però.
Però i feedback per tirare in lungo i pezzi o cacciato dentro ogni 2x3 era già vecchio (vecchissimo!) quando lo facevano Jesus & Mary Chain (che, alla faccia di Sorge e dell'allora Rockerilla, non erano affatto niente di speciale).

Derozer: il buon vecchio Sebi e la sua gang non si smentiscono. Sono vecchi e se ne fottono delle sperimentazioni.
D'altronde il vino buono invecchiato se ne fotte delle sperimentazioni. Ecco perché un onesto barbera la metterà sempre in culo a qualunque RedBull+vodka del cazzo.
"Uno quattro quattro cinque cinque sei, telefona a chi? telefona a lei!", Spugne!, e che tristezza quando chiude il bar, e che tristezza quando chiude!!!
Dai, alla fine è tutto li. Non conta quanto te la meni, quanto pensi che il tuo gruppo sia nuovo, creativo, tecnico e capace. Non conta che qualcuno ti abbia proposto contrattini per dischetti che tanto nessuno si cagherà. Non conta che manager e agenzie ti propongano tour, concerti e promozioni. Non conta la speranza che, se c'è qualche gruppo che ha svoltato e vive della sua musica (cosa peraltro non vera, e chi dice il contrario mente, ma magari questa la spiego un'altra volta) Non conta chi si improvvisa professionista in una cosa che ha fatto della dilettanza sua caratteristica precipua.
Conta solo l'ultimo che resta in piedi.
Conta chi s'arrangia e non rinnega se stesso e le sue passioni.
Conta chi resiste e continua a divertirsi, anche se la vita è dura già da sola e chi ne sa meno di te pretende di insegnartela.
I Derozer sono ancora lì, a suonare le loro cazzate.
A testa bassa come sempre.
Fuck the rest.

Per finire, lo so. Le cose che scrivo sono i soliti deliri da vecchio scoreggione, vabbè.
Però, sotto il palco a pogare c'era il figlio di uno dei primi punk milanesi, che ricordo (già avanti con gli anni, oltretutto) al concerto degli I Deny (gruppo in cui militavano parte dei Derozer negli eighties).
Qualcosa vorrà pure dire.
Cosa, non so.

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