Dead Kennedy's + Gerson
Palavobis - Milano - 10 luglio 2002


La sera del concerto inizia presto, dato che Riot Rec. e Hard Staff (organizzatori del concerto) mi chiedono di andare in albergo a prendere i kennedy morti.
Dato che un minimo sforzo (l'hotel è a 5 minuti da casa mia!) mi significava entrare gratis, parcheggiare dentro il recinto del palavobis, bere a gratis dal frigorifero della produzione e vedermi il concerto dal backstage, accetto e vado a prenderli.
Il primo a scendere nella hall è Klaus Flouride, capelli grigi e pancetta, con un aria da anziano elettricista in vacanza, salvo per la maglietta punk. E' seguito da East Bay Ray, magro come un chiodo e dai capelli vergognosamente tinti in nero, manco fosse il chitarrista di un gruppo punk'n'roll svedese. Dopo poco arriva DH Peligro che, data la muscolatura, l'abbigliamento sportivo, i dredlocks pettinati con i petardi e il colore della pelle, più che il batterista di un vecchio gruppo punk sembra un gangsta di East LA.
Manca Brandon Cruz, ex cantante degli immensi Dr.Know, che si trovava già nei dintorni del palavobis.
Li imbarco nella fida Punto Mustang 2000 cc e schizzo nel traffico milanese ignaro di passanti, semafori e precedenze. Arrivato in zona, non senza un inversione di marcia vietata caratterizzata da un lieve controsterzo, scendo i terrorizzati marrecani nel retro del palazzetto.
Intanto iniziano i Gerson, punk rock grezzo e rauco, che non seguo più di tanto, essendo impegnato a salutare 20/30 persone che non vedevo a un concerto dai tempi del Virus. Infatti, diversamente dalla media dei concerti accacì, dove l'età è attorno ai venti anni, qui, ad essere generosi, siamo sopra la trentina.
Tra frizzi, lazzi e un'atmosfera di gaia cordialità mi accorgo che, più che un concerto panc, sembra un meeting dell'associazione combattenti e reduci, con tanto di anziani ubriachi e tatuaggi sbiaditi dal tempo.
Ma nel frattempo, dalle parti del backstage c'è movimento.
Il gruppo non comincia e il pubblico rumoreggia. Vado a vedere che succede perchè non so farmi i cazzi miei.
Sembra che Brandon Cruz, mentre girava per il palazzetto, abbia fatto qualche tiro di ganjia svizzera con qualcuno del pubblico, e ora sta vomicando l'anima sulla fiancata del tour bus.
Dice che ha bisogno di una 10 di minuti per riprendersi. Intanto però non si può più aspettare e i DK's salgono sul palco senza cantante per fare i primi due pezzi con Klaus alla voce.
La gente è un pò perplessa e qualcuno contesta apertamente, ma alle prime note di "Let's linch the landlord" buona parte della gente salta comunque.
Finalmente, al terzo pezzo, il signor Cruz sale sul palco correndo. Per essere uno che 20 minuti prima stava sgollando acidi intestinali sull'asfalto del parcheggio, urla, corre e si agita in un modo che ti fa venir voglia di fare i complimenti al suo farmacista di fiducia.
Si vede comunque che la causa tra Jello Biafra e il resto dei DK's è conosciuta fin qui. La maggior parte del pubblico sembra divertirsi, ma sono molti quelli che contestano, fischiando, urlando e mandandoli affanculo. A un certo punto qualcuno lancia sul palco il poster dello spoken word di Jello Biafra al Leoncavallo dell'anno scorso, e questi plana davanti ai piedi di East Bay Ray, non troppo divertito dal gesto.
Sul palco vola di tutto, rotoli di carta, bottiglie e bicchieri di plastica e di tutto un pò: niente di strano rispetto a molti concerti da palavobis, ma qui si vede che la cosa avviene anche per protesta e non solo perchè è bello lanciare la roba sul palco.
Intanto tutti i pezzi più conosciuti si snodano uno dopo l'altro, e sono esattamente come uno se li ricorda. Certo, la voce di Brandon non è quella di Jello e probabilmente è più adatta a cantare "God told me to do it" (storico anthem dei Dr.Know) che "California uber alles", ma dal punto di vista musicale le mani di chi suonava nei dischi dei DK's si sentono.
Verso mezzanotte il concerto finisce dopo un tot di bis.
Che mi è sembrato di questa serata e di tutta la situazione? Mah.
Se dal punto di vista della causa tra Jello e gli altri do senza dubbio ragione a Biafra, devo riconoscere che, parlando di attitudine e di rapporti con la gente, i tre kennedy's rimasti sono decisamente più amichevoli.
Se ripenso allo spoken word di Jello (alla cui organizzazione avevo partecipato), dal punto di vista di chi lavora dietro le quinte, ricordo sopratutto una paranoia esagerata da parte sua nei confronti sia di chi organizzava che del pubblico, che si spingeva a rifiutare di farsi fotografare con la gente (salvo rari casi) al non voler autografare dischi non suoi o non Alternative Tentacles, allo stare per lo più a cazzi suoi senza la minima intenzione di avere a che fare con il resto del mondo.
Al contrario, gli altri tre erano molto più "alla mano", e finito il concerto sono andati a fare autografi e chiacchierare con chiunque gli rivolgesse parola, rimanendo a cazzeggiare per un'oretta abbondante.
Che dire? è un vero peccato che scazzi personali, atteggiamenti da primadonna e invidie abbiano diviso uno dei più significativi gruppi hardcore di tutti i tempi.
Fossero stati al COMPLETO si sarebbe ritrovata l'energia e la forza di un tempo, ma ora fanno semplicemente un buon concerto.

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