mercoledì 28 gennaio 2004

ERAVAMO QUATTRO AMICI AL BAR

... ma invece di parlare tra di noi, come facevano quelli della generazione di Gino Paoli, giocavamo con i videogiochi.
Allora, sembra incredibile, non c'erano le playstation. O meglio, ce n'era una, quella con pong.
Siamo nella preistoria dell'era digitale e la playstation domestica constava di due giochi: ping pong (due barrette come racchette, un quadrato come pallina e una riga come rete), squash (una racchetta, una pallina e una riga come muro). Le playstation pi? ricche avevano anche il tiro a segno: un puntino che attraversava casualmente la tv e una pistola di plastica collegata alla "consolle" per sparare.
Tutti questi videogiochi comparivano sul teleschermo nella rutilante bicromia del bianco e nero. Ne ho ancora una in cantina, che riposa da almeno 20-25 anni.
I videogiochi alla fine degli anni 70 e primi 80 erano quello. Quelli casalinghi, almeno. Perch? nei bar arrivarono i primi arcade, in uno sbirluccichio di colori, movimenti, suoni, luci e pulsantoni colorati.
Fino agli anni 70 i bar erano rigidamente divisi in caste: pensionati e adulti a giocare a carte sui tavolini, trentenni a giocare a biliardo, ventenni a giocare a flipper e adolescenti e teenagers, in genere, a guardare. Almeno fino a quando non arrivava la mamma a prenderti per le orecchie, che i bambini non devono stare al bar e i compiti li devi finire prima di cena. E dopo carosello, a letto.
Ma i videogiochi da bar hanno spalancato ai giovani virgulti nati negli anni del boom economico le porte del vizio e della dissolutezza.
La differenza tra i vecchi videogiochi da bar e gli attuali videopoker ? che i primi necessitavano abilit?, classe e non promettevano ricompense, mentre i secondi sono usabili anche con Q.I. prossimo allo zero, promettono guadagni e non danno nemmeno una stanca sega e sono, infatti, usati da pensionati, analfabeti di ritorno e sfigati in genere. Insomma, per essere volgare, la stessa differenza che c'? tra una bella figa e un vecchio troione sfatto.
Ma basta con l'analisi socioeconmica plutogiudaicomassonica.

Il primo videogioco che vidi e usai fu, naturalmente:



Space Invaders

Prodotto dalla giapponese Taito nel 1978 constava di sfondo nero e sagomine degli alieni a colori sfumati. Il tuo cannoncino era una specie di "T" rovesciata e dovevi colpirli tutti prima che ti distruggessero i "castelli" (4 archetti tristissimi).
Ogni volta che li distruggevi tutti riapparivano muovendosi sempre pi? veloce, di schema in schema, finch? era impossibile distruggerli prima che loro distruggessero te.
Non era un gioco in cui potevi vincere, non dovevi conquistare niente.
Servivano solo adrenalina e riflessi pronti al solo scopo di durare pi? schemi possibili. Insomma, vincevano comunque gli alieni.
Tra noi vittime sacrifcali si faceva a gara a chi sopravviveva pi?. Chi portava pi? nemici nella tomba digitale, in un orgia di pixeloni multicolori.
Per provare il gioco cliccate qui.

Il secondo, propedeutico per la formazione di un futuro architetto e adatto ai possessori di un istinto naturale per la visione geometrica (in questo caso bidimensionale) dello spazio, fu:



Breakout
Un muretto di mattoncini colorati da spaccare con una pallina in stile pong, mattone per mattone, fino all'ultimo. Ad ogni schema completato il muro si riforma con difficolta diverse e con il solito aumento di velocit?.
Tutto stava nel dare alla pallina l'angolazione adatta per rimbalzare sui bordi del "campo" e colpire pi? mattoncini possibili. I giocatori pi? fighi, per riposarsi il polso logorato da lunghe session di smanettamento, sapevano anche come colpire la pallina di modo da farla tornare nel punto di partenza, e potendo cos? tenere fermo il joystick.

Il terzo derivava direttamente dalla saga di Guerre Stellari. Solo per questo pu? essere cosiderato un vero oggetto di culto. Sto parlando naturalmente di:



Asteroids
In uno schermo nero come l'inferno si muove il primo videogioco a disegno vettoriale della storia, prodotto dalla Atari, nello stesso 1978 che vide calare sulla terra gli alieni di Space Invaders.
I precedenti giochi, ma anche molti successivi, non erano altro che pixel pi? o meno definiti che si muovevano sullo schermo. Esseri bidimensionali che vivevano storie bidimensionali in uno spazio bidimensionale (anzi, potendosi spostare solo a destra e a sinistra, alcuni giochi dell'epoca avevano pure una bidimensionalit? limitata!). Asteroids fu il primo a tentare una rappresentazione tridimensionale degli oggetti.
La storia ? semplicissima: sei su un'astronave al centro dello spazio. Ti arrivano adosso asteroidi di vari dimensioni, ti inseguono e ti sparano adosso i caccia nemici e, saltuariamente, passa un disco volante.
Quello che devi fare ? sparare addosso a qualunque cosa si muova, facendo attenzione agli asteroidi grossi che, se colpiti diventano sempre pi? piccoli e si distruggono totalmente solo a dimensioni ridotte, ai caccia nemici che ti inseguono e, infine, all'uso che fai della tua astronave. Si, perch? hai dei razzetti che ti permettono di caracollare per lo spazio in cerca di nemici e di evitare asteroidi troppo vicini, ma in caso di pericolo hai pure il bottone per il salto nell'iperspazio, che ti far? ricomparire in un altro punto dello schermo. Magari in un posto sicuro. Magari sulla traiettoria di un'asteroide.

Pac-man e gli altri alla prossima puntata...

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