martedì 12 ottobre 2004

AMO IL LUNEDI (mio giorno preferito della settimana)

AMO IL LUNEDI (mio giorno preferito della settimana)

La citazione dei Derozer non sarebbe necessaria, dato che non è stato nemmeno troppo malaccio questo fine settimana, ma la faccio comunque.
Per la maggior parte della gente il fine settimana inizia il venerdì.
Non per me, che lavoro pure il sabato mattina, ma è uguale. Alla fine il sabato mattina lavoro sempre con tre ore di sonno, la risacca delle birre o dei chupitos della sera precedente e due borse sotto gli occhi che paiono bauli da crocera transoceanica del secolo scorso, completi di cinghie, luchetti, borchie e modanature.
Il venerdì ero all'usuale Riot Jukebox. Forse è per i lieti consumi della serata, ma non mi ricordo nemmeno uno dei gruppi che hanno suonato.
Quello che ricordo, in uno dei rarissimi ingressi nello spazio concerti nel cortile del Leo, è un accacì classico che più classico non si può.
Dopo una manciata di secondi ho detto a Mayo e alla Mo: ma da quanti cazzo di anni ascoltiamo sempre 'sti pezzi?
Bar. Mi ci vuole un bar.
Il caldo abbraccio di un bancone in legno e il sorriso di un oste amico.
Il baretto del Leo ha il banco in fredda formica e Jamal (o come si scrive il suo nome) non è che sorrida spesso.
Quella sera, però, si sentiva spiritoso. E mi accoglie con un "tu bevi troppo! niente vodka e succo!".
Ora, io sono buono e caro, però.
Però.
Però ho diminuito di 9/10 quello che bevevo usualmente. Sono mesi che torno a casa appena allegro il fine settimana (e non è che ci sia sempre di che essere un rutilare di allegria).
Bevo pochissimo durante la settimana, giusto una birra a cena.
Sto quasi ritornando il teenager straight edge di qualche lustro fa.
Ehm. Vabbé.
Offeso nel mio amor proprio, per ripicca, mi sono stroncato di vodka, chiacchierando con Karletto che, nella sua adiposità rivaleggiante con la mia, si trincava allegramente birre chiare aspettando il calciatore comunista dell'Atalanta, che non mi ricordo come si chiama ma tanto è dell'Atalanta e non è indispensabile ricordarsi i giocatori delle squadre cuscinetto del campionato.
No, scherzo!
Mi piace l'Atalanta! Dico così solo per far adontare il tondeggiante bergamasco di cui sopra, regolare lettore di queste ignobili righe.
A proposito di bergamaschi.
Contemporaneamente, al Rainbow, suonava Aiki aka Miss Violetta Beauregarde come spalla alle Tigre.
Purtroppo Le Tigre mi fanno assolutamente, incontestabilmente, inoppugnabilmente cacare, quasi quanto il loro pubblico. Ma tanto. Troppo, per avvicinarmi a Via Forze Armate senza una preventiva spruzzata di Sarin.
Finito il concerto sono andato alla birreria vicino alla Stazione di Greco, gestita da un vecchio amico dei tempi del Virus a completare l'assalto liquido al mio fegato (spappolato, come direbbe il buon vecchio Vasco).
Il letto è stato toccato alle 3.30.
La sveglia è suonata alle 7.30.

Sabato. Al lavoro ero uno straccio e stavo per addormentarmi sulla tastiera, digitando 600 righe di di sbnàagàhgcàaygzysàbjkpàfjfàz carattere Arial, 12 pt., interlinea 1,5, allineamento giustificato. Almeno non in grassetto.
Miglioro.
Il sabato pomeriggio l'ho passato a dormire, sicché, la sera, ero lucido e pronto.
Purtroppo ero pronto per la Festa del Raccolto al Leo.
Questo ha voluto dire migliaia di giovani pronti a fumarsi i loro già scarsi e incerti neuroni.
E propensi pure a strappare di nascosto le foglie dalle piante della siepe della cucina in cortile.
Se leggete quuesto blog e vi riconoscete, ve lo dico. Quelle piante sono maschi.
Le potete usare per ottenere robusto cordame e tele naturali anche se un po' grezze. Ma inalate mediante incenerimento del fogliame non vi faranno un emerito, assoluto, immenso, catarroso cazzo di niente.
Ok, salvo la cancerosità dell'inalazione di particelle di cenere, ma non so se è il risultato che volevate ottenere e, del resto, vi sono modi meno lenti per tentare il suicidio.
Highlight della serata, Emi del Bulk che ferma uno degli strappatori di foglie con un "Ehi, lo sai che stai facendo del male a una pianta? Ma tu vai anche in giro nei parchi a strappare le foglie ai platani?".
Comunque, quella sera suonavano i Persiana Jones, che ho visto almeno 500 volte. La serata è andata avanti mentre si sviluppava il racconto horror-noir di violenza e degrado urbano che sarà intitolata "La strappona del Bulk", di cui Emi e il Berra vi potranno narrare il plot, e che, sempre se raggiungeremo il medesimo livello d'ignoranza, fattanza e ubriachezza di sabato sera, sarà sviluppato, dialogato, scritto e bloggato. Magari qui, se me lo ricordo.
Però migliaia di adolescenti in fotta di foglioline verdi era troppo per me. Alla mezza mi aspettava il caldo e accogliente nido del Totem di Via Gola, quindi, a seguire, le calde coltri di un letto.

La domenica ho fatto una cosa che di pomeriggio non faccio mai. Sono andato al cinema a vedere "Lavorare con Lentezza", il film di Guido Chiesa e dei Wu Ming.
Io, in genere, sono prevenuto verso il cinema italiano. Nel senso che mi fa cacare quasi tutto, specialmente se c'è Stefano Accorsi o se il regista e Muccino.
Per dire, dopo aver visto il film di Muccino, quello dei trentenni - quarantenni, stavo pensando di procurarmi un coma e farmi risvegliare solo raggiunti i cinquanta, così, per non correre il rischio.
Ma Guido Chiesa non è Muccino, i Wu Ming non sono gli sceneggiatori di "Un posto al sole" e Valerio Mastrandrea è uno dei pochissimi attori italiani decenti.
Alla fine LCL è un gran bel film. Vero, non lezioso, spiritoso, senza quelle classiche strizzatine d'occhio da cineasti italiani che si fan pugnette a vicenda.
La storia, o le storie, girano attorno a Radio Alice negli ultimi mesi prima della chiusura, svulluppate e avviluppate attorno ai diversi personaggi.
Notevole la parte di Massimo Coppola nei panni, penso, di Bifo anche se nel film si chiama Umberto.
Sa infondere al suo personaggio una carica di fastidiosa supponenza e sboronaggine intellettuale, del tipo che aspetti a spaccargli la faccia per vedere fino a che punto ha il coraggio di arrivare. E il punto lo oltrepassa sempre!
Ottimo anche il malavitoso filosofo che organizza la rapina, che sembra arrivare da un romanzo di Scerbanenco stile Milano calibro 9 con i suoi marsigliesi e milanesi, con quel non so che di non so cosa che te lo fa apprezzare e rispettare.
Tante anche le citazioni, gli oggetti, i poster, i dischi, le riviste, le ambientazioni di fine anni 70, precise e puntuali (anche se un paio di oggetti che si vedono nel film mi sa che potrebbero creare un paradosso spazio-temporale!).
Su tutte, naturalmente, quella che vede uno dei protagonisti, improvvisatosi dj, sfogliare alcuni vinili, tra cui Sex Pistols, Ramones, Richard Hell e Patty Smith.
Here comes 77?

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