mercoledì 27 ottobre 2004

I MOMENTI PIU' IMBARAZZANTI DELLA MIA VITA (episodio 1)

Diciamolo, vorremmo essere tutti sempre perfetti, reagire alle situazioni che ci si presentano nel modo giusto, avere una risposta pronta come i duri del cinema (e fa niente se quelle risposte pronte le hanno scritte degli sceneggiatori che ci hanno messo dei mesi a buttarle giù), non avere niente di cui vergognarsi, niente scheletri nell'armadio, non aver mai fatto nessuna indecorosa figura di merda.
Vorremmo, ma non è così. Nessuno nasce imparato.
E anche se ci nasce, la sfiga è li, dietro l'angolo. Arriva all'improvviso e ti fa realizzare che basta davvero poco a trasformare un susseguirsi di eventi assolutamente normali in un coacervo di avvenimenti imbarazzanti.
E non c'è via d'uscita. L'unica è aspettare che passi la tempesta, raccogliere i propri stracci tra gli sghignazzi che scrosciano d'intorno e... beh, mettersela via.
Che ci sono situazioni a cui non puoi rimediare.
Puoi solo aspettare che chi era presente, prima o poi, se ne dimentichi.
Tanto, tu sai che non dimenticherai.
Mai!!!

LA PRIMA VOLTA CHE HO LIMONATO

Da giovane ero timido. Assai.
Sopratutto con le ragazze.
Forse perché, come ho già raccontato qualche post fa, stavo in una scuola media con le classi separate e, per tre lunghi anni, non ho mai parlato con una ragazza che non fosse qualche mia cugina.
Ero in classe con Roberto.
Roberto era il playboy della scuola, sciolto di linguaggio, alto e, in quanto pluribocciato, possessore di un motorino (e gli altri a casa in tram).
Mentre io e i miei compagni passavamo l'intervallo a giocare a muro con le figurine dei calciatori, Roberto andava dove stavano le classi femminili a intortarsi le ragazze, incurante degli sguardi severi del personale docente e non docente.
Com'è, come non è, dopo un po' diventammo amici.
Erano gli anni di Happy Days, e tutti volevamo essere Fonzie.
C'era poco da fare. Lui aveva la moto, le ragazze e la coolness (per quello che può essere cool un ragazzino!).
Noi al massimo potevamo aspirare a essere Ricky Cunningham, ma più spesso assomigliavamo agli altri due fessi.
Egli si bullava del suo essere figo, concedendo piccole soddisfazioni a noi "normali".
All'uscita della scuola mi lasciava sedere sul motorino, mentre lui intratteneva la popolazione femminile. Io facevo l'indifferente, con l'aria di quello per cui stare seduto su un motorino era la cosa più naturale di questo mondo (tanto lo sapevano tutti che tornavo a casa in tram!), cercando di agguantare le briciole di gloria riflessa.
Si, perché a volte capitava che qualche ragazza, stufa di non essere cagata, parlasse con me.
Io, va da sé, balbettavo frasi sconclusionate.
Oggettivamente, un disastro.
Ma qualche rarissima volta riuscivo a mettere insieme qualche frase di senso compiuto, seppure senza risultati eclatanti.
Una mattina Roberto mi chiese se volevo andare al cinema il pomeriggio.
Voleva andarci con una tipa, di quelle che escono solo in compagnia di un'amica, e aveva bisogno di qualcuno che si prestasse a fare un appuntamento al buio.
Io, che di appuntamenti alla luce totalizzavo un tondissimo zero, mi sarei potuto formalizzare per un appuntamento al buio?
Fu così che mi ritrovai all'ingresso del cinema con Roberto, ad aspettare queste due.
Nell'attesa, mi dava alcuni consigli comportamentali, conscio della mia pressoché totale incapacità.
Francesca, la tipa di Roberto, sarebbe arrivata di lì a poco, in compagnia di Cristina.
Di lei sapevo che abitava all'inizio di Via Forze Armate, aveva i capelli neri, gli occhi neri, era alta più o meno come me (quindi bassa) e che, per lo meno, non era una cozza.
Non sarebbe stato un grosso problema, comunque, anche se non lo dissi certo a Roberto. Lo schizzinoso lo fa chi ha la pancia piena, non chi è affamato.
Arrivarono.
Cristina non era male.
Oddio, forse aveva più peli sulle braccia di me, ma all'epoca ero semi glabro, non ci voleva poi molto.
Non era una cozza, almeno nel senso che era dotata occhi, orecchie, naso e bocca in numero congruo e disposti in maniera adeguata. Inoltre parlava. Condizioni che, insieme a quella di respirare e ad esistere su questo piano della realtà, la rendeva differente da tutte ragazze che avevo avuto fino ad allora.
Entrammo al cinema mentre Roberto mi disse che era sicuro che avremmo limonato, poi, chissà.
Io la parola "limonare" l'avevo già sentita. Non sapevo cosa volesse dire esattamente. Qualcosa che centrava con il baciarsi.
E' che non avevo fratelli maggiori a spiegarmi le cose, e i compagni di scuola erano messi come me.
Neppure Caballero e Blitz aiutavano, pieni di donnine ignude ma senza spiegare cosa farci.
Beh, ovviamente a parte quello che state pensando...
Intanto entriamo nel cinema e ci sediamo. Quattro chiacchiere prima dell'inizio del film.
Il fatto che fossimo seduti per coppie sembrava non stupire Cristina.
Appena spente le luci cominciai a mettere in pratica i suggerimenti di Roberto, avvicinando lentamente il mio braccio al suo.
Forse troppo lentamente, dato che il primo, leggerissimo contatto avvenne a metà del primo tempo. Però lei non sembrava infastidita.
Ricominciai con un lento avvicinamento e, in una decina di minuti, i nostri mignoli cominciarono a toccarsi.
Lei si era probabilmente rotta i coglioni, visto che all'improvviso prese la mia mano incrociando le nostre dita.
Non avevo sperimentato un contatto femminile così intenso da quando Elisabetta, la mia compagna di banco alle elementari, mi teneva la manina quando la nostra classe usciva in fila per due nel cortile, per l'intervallo!
Per fortuna il film proseguiva. Nel buio della sala nessuno poteva vedere quanto fossi paonazzo dall'imbarazzo.
Comunque presi la mia iniziativa cominciando a carezzargli il braccio con l'altra mano.
Intanto, nel sedile a fianco Roberto e Francesca erano assolutamente impegnati a fare... boh. Un sacco di cose.
Quelle che si fanno in un cinema buio con gli ormoni in subbuglio, suppongo.
Anche i miei dovevano essere pittosto agitati. Gli ormoni, intendo.
Come cominciammo non lo so, ma ad un certo punto ci stavamo baciando.
Oh, niente di pesante, eh? bacetti a labbra chiuse e bona lè.
Così per almeno un quarto d'ora, fino alla fine del primo tempo.
Nell'intervallo Francesca e Cristina andarono al wc insieme, come fanno sempre le ragazze.
Io rimasi a parlare con roberto.
Roberto: "allora, l'hai baciata?"
Io: "...si, si..."
R.: "Oh, datti da fare, eh? che Francesca mi ha detto che quella ci sta!"
Io: "Si, si. E' già un po' che ci baciamo" (fingendo indifferenza)
R: "Oh, ma state già limonando?"
Io: "...mmmmm... si.... eh... Hei! Stanno tornando!".
Tornate che furono, si ripresero le chiacchiere amene, tra i sorrisetti delle due.
Intanto il film riprese.
Io continuavo con i miei baci, bacini, bacetti.
Roberto però mi stava guardando: "allora, state limonando?"
Io: "si, si! Un attimo, ma che ti frega?"

Baci, bacini, bacetti.

R. (a voce un po' più alta) "Oh, allora?!? Limonate o no?"
Io: (imbarazzato) "Eh... uhm... adesso..."

Baci, bacini, bacetti.

R. (a voce udibile nelle file avanti) Oh! Dai!! Ma che cazzo hai, ti vergogni?!?"
Io: (sprofondato nel sedile) "Uh... eh... mmmmm... ma cosa devo fare?"
R. (ad alta voce) "CACCIAGLI LA LINGUA IN BOCCA E MULINELLA!!!!!!!!!!!!!!"

Boato in sala.
Risate.
Per fortuna il film andava e c'era buio.

Faccio come dice e... funziona!
Alla tipa piace, anche se ogni tanto gli viene da ridere.
A me piace, tanto da essermi quasi slogato la mascella. O la mandibola? Insomma, quella che sta sotto.
Un briciolo di dignità rimasta, comunque, mi ha suggerito di uscire dal cinema prima dei titoli di coda...

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