mercoledì 25 febbraio 2004

THA OLD SCHOOL WEEKEND

THA OLD SCHOOL WEEKEND

Venerdì 20

Michael: "Questa pistola ti spacca i timpani".
Clemenza: "L'ho fatto apposta, così, se un estraneo vuole impicciarsi, la sente e gli passa la tentazione".
The Godfather (Il Padrino), 1972


Il Riot Jukebox di venerdì con Raw Power, Darkest Hour e LaCrisi sembrava la fiera delle distro accaci. Ci saranno stati almeno una dozzina di tavoli, con alcune distro abituali, quelle dei gruppi e altre, come quella di Giulio The Bastard, viste più raramente sotto lo spiovente tetto del Leo.
Naturalmente, nell'allegra asocialità che mi contraddistingue in siffatti appuntamenti mondani, io che al Riot Jukebox ho sempre il mio tavolo fisso non avevo un cazzo di voglia di estrarre i poster dal bagagliaio. Quindi serata no work, che avevo finito di lavorare 2 ore prima.
La sera inizia subito in una spirale discendente: arrivo alle 10.00 e devo ancora cenare. Alla mensa del Leo l'ultimo piatto di spaghetti allo zola viene dato a quello in coda prima di me, costringendomi a ripiegare su un risotto alla milanese dove lo zafferano era solo un pallido ricordo di tempi migliori. Mi consolo con una cotoletta (alla milanese, chiaro) che non sembra una suola di scarpe ma che, anzi, si lascia apprezzare. A forza di prendere piatti alla milanese, dopo il caffè stavo per ordinare un Ramazzotti, ma mi fermo in tempo e ripiego su un più consono Rum Liberacion 15 anos.
Intanto, nella sala, Mayo mi mostra orgoglione le spillette nuove dei LaCrisi e il bozzetto del futuro adesivo "XporcudighelX - Mani a coppetta" (spettacolo!) stile logo Revelation. Io ci dico a Ze Little Mayolino Jr., l'artista di famiglia, che s'impone la maglietta con un disegno come quello. Egli nicchia accampando scuse basate sulla mancanza di soldi. Io me ne esco con classici da scuola dell'alta finanza, tipo "chi più spende più guadagna", "da cosa nasce cosa" fino a un "... e fatteli prestare i soldi, no? cazzo ci vuole!" di chiara scuola Tanzi.
Insomma, io gli propongo di espandere il brand con un adeguato project financing e lui invece pensa a stampare magliette con i soldi di quelle già vendute. La preistoria dell'economia. Fra un po' baratterà le maglie con punte di selce e conchiglie.
Da futuro pescecane della finanza internazionale, gli comprerò il pacchetto azionario della Cactus Industries e lo manderò a cucire e stampare in un sotterraneo insieme a qualche cinese comprato dalla mafia di via Paolo Sarpi.
Intanto si finisce il cazzeggio, che i due Mayii devono salire sul palco. Dietro ai tamburi siede il buon vecchio Paolino, apprezzato batterista da molti gruppi, ma ancor più apprezzata baldracca nelle serate di ruvida maschialità nei bassifondi della scena accaci milanese.
Lo show dei LaCrisi, nonostante un'audio non sempre perfetto, è però irrimediabilmente rovinato dal fatto che Mayo tenta di fare vocalizzi alla badbrains senza essere devoto alla ganja e suo fratello ha pensato bene di farsi shampoo e balsamo prima di arrivare al Leo. Il suo ciuffo "alla misfits" diventa così una nuvola soffice e vaporosa, ridendolo più simile a un giovane Gianni Morandi che a Glen Danzig.
Liberatosi il palco salgono i Darkest Hour. Potenti e intensi come si conviene, li apprezzo pur non strappandomi i capelli, che, essendo rasato con fronte alta e spaziosa nonch? riga in mezzo esagerata, è attività a me non concessa.
A seguire, salgono i Raw Power. Tristezza. Sono sempre stati uno dei miei gruppi preferiti, li avrò visti almeno una decina di volte dal vivo nel giro degli ultimi 18 anni. Però stasera...
Non so se dipende dall'audio fetente o da problemi all'impianto, ma quello che esce dalle casse è un suono talmente spompato che non ci si crede.
Non riesco a credere che sia lo stesso gruppo che 10 anni fa aveva un mucchio umano di venti persone sul palco e il settimo cerchio dell'inferno sotto il palco. Non riesco a credere che sia lo stesso gruppo a cui, lanciandomi dalle casse e atterrando sul mucchio di gente sul palco e scivolando giù, ribaltai la batteria, ruppi una ciabatta dell'impianto e polverizzai 9 jack su 12 (e se qualcuno del gruppo legge questo blog: si, il concerto in Via Quadrio del 92, ammetto, sono stato io).
Tristessa. Spero che sia stata soltanto una serata no, che i Raw Power SONO l'hardcore italiano.

Sabato 21

Mickey: "Vedi, tre anni fa tu eri soprannaturale, eri un duro. Avevi grinta e avevi una mascella di ferro. Ma poi ti è capitata la cosa peggiore che possa capitare a qualsiasi pugile: ti sei civilizzato".
Rocky III, 1982


Di nuovo al Leoncavallo. Questa volta per Wu Ming e gli Yo Yo Mundi, che presentano uno spettacolo, come dire, di musica e racconti? E' la presentazione del cd degli Yo Yo Mundi, tratto dal libro "54" dei Wu Ming, e si tratta di un concerto intervallato da letture di testi presi dal libro.
La serata, seppure di striscio riprende il filone "vecchi punks" inaugurata dai Raw Power la sera precedente, infatti tra i 5 Wu Ming ci sta Riccardo Pedrini dei Nabat, mentre tra gli Yo Yo Mundi, se non sbaglio, c'è un ex Fr@nti.
Per rimanere in tema, appuntamento per l'aperitivo allo Skunky, che è il compleanno di Tonino, e ritrovo con altri oldschoolers del periodo Virus Bonomelli.
Dopo cena sono al Leo, con le migliori intenzioni di vedermi la serata in cartellone.
Ora, non so se era per l'allegria alcoolica che mi pervadeva, ma arrivato al Leo trovo la sala piena di sedie e un pubblico di trenta-quarantenni. E mi prende la tristezza.
Forse a forza di frequentare concerti accaci e gente con almeno 10-15 anni meno di me ho perso un po' il contatto con quelli della mia generazione, fatto sta che, entrato in sala, mi annoio dopo tre secondi. E lo spettacolo non era nemmeno cominciato.
E' che l'aria era pervasa di un che di atteggio intellettuale che non ho mai sopportato, vedevo facce di gente che ha sempre abbaiato di centri sociali e autogestione e non si è mai vista a ramazzare uno squat nel dopo concerto, quelli che alle assemblee fanno sproloqui socioculturali ma restano interdetti davanti a una lampadina rotta da cambiare.
E mi spiace per i Wu Ming, che volevo veramente vedere, ma il soffoco mi pervadeva.
E' più forte di me: davanti a certa gente mi viene solo da mettere, goebbelsianamente, la mano alla pistola...
Per cui serata a 15 metri di distanza dalla sala, a sbevazzare con gli amici e compagni, giassai.
Comunque la vittoria nel derby rallegra piacevolmente la serata, e la presenza di storici interisti come Corrado e Flipper stimola l'ilarità generale della parte rossonera del Leoncavallo...

Domenica 22

Colonnello: "Figliolo, ai miei marines io non ho mai chiesto altro che di obbedire a me come alla parola di dio. Noi siamo qui per aiutare i vietnamiti, perch? dentro a ogni muso giallo c'è un uomo che sogna di diventare americano. Questo è un mondo spietato figliolo, bisogna tenere duro finchè non passerà questa mania della pace".
Full Metal Jacket, 1987


Dopo un sabato di bevute la domenica inizia sempre tardi. E prosegue facendo poco o niente fino alla fine delle partite e per il resto del pomeriggio, che la sera ci aspettano i Firewater in Cox 18.
Dopo cena passo a prendere Corrado a casa, per poi dirigerci in zona Navigli.
Arrivati in Via San Gottardo, la ressa di auto parcheggiate e di gente davanti all'Auditorium (nuovo spazio spettacoli che sorge sulle ceneri degli ex studi della defunta Globo Tv, televisione famosa per le televendite e i pornazzi notturni) ci ricorda che in quel momento ci sta suonando Nick Cave.
Non sarebbe stato male andare a vedere Nick Cave, ma i biglietti con prezzi tra i 35 e i 50 euro impongono il dito medio alzato all'ex Bad Seed e alla di lui agenzia. Spero che i banchetti di magliette tarocche fuori dal teatro abbiano fatto affari d'oro, alla faccia sua.
Il suddetto concerto, però, riempie la già affollata zona di auto parcheggiate inogniddove. Trovo però un parcheggio vicino alla circonvallazione, in area assolutamente interdetta alla sosta.
Essendo domenica, l'aria in Cox 18 è assolutamente respirabile. Non c'è l'usuale ressa di giovani trendy e cocainomani tamarri, che frequentano il quartiere nel week end e che a volte capitano in Conchetta per l'usuale rissa per futili motivi.
I Firewater salgono sull'angusto palco verso mezzanotte in 6 persone, tra cui il cantante-bassista ex CopShootCop e un altro ex Chrome Cranks (come farsi mancare l'ulteriore manciata di punkrockers abbondantemente ultratrentenni?).
La musica che fanno è un misto di blues punk con elementi folkeggianti, abbastanza abrasivo nelle parti più rock, con un suono caldo e corposo come un sincero whisky di malto (Michele l'intenditore mi fa una ricca sega, tze tze!), esottofondi e/o stacchi di fisarmonica, sax e trombone.
Ma si, non facciamoci mancare niente.
Corrado li definisce come un misto tra un Tom Waits più cupo e folk rock americano.
Il cantante sfoggia una magliettina bianca con scritta a pennarello verde pastello. Io che ho già abbondantemente tazzato e di lato non leggo bene ipotizzo la lettura di "Ciuhauha mai nel bus". Mi perplimo pensando a cosa cazzo significhi e ipotizzando autobus newyorkesi che trasmettono ininterrottamente la hit da spiaggia della scorsa estate, mentre pendolari della grande mela vengono spinti sull'orlo dell'esaurimento nervoso.
Poi mi accorgo che la scritta è "Chiunque ma non bush". Oh.
Naturalmente solidarizzo con la causa anti Bush, ci mancherebbe. Anche se non posso nascondere un filo di delusione...
La serata passa così calda e piacevole, come di solito in Cox non mi capita mai.
Pollice verso ai baristi, però. Che nei cocktail ci mettono solo una vaga idea di superalcolici.

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