lunedì 29 marzo 2004

E' lunedì e dovrei parlare del fine settimana, che c'erano un tot di concerti hc in giro per Milano.
La realtà è che non ne ho visto neanche uno.
Eppure nemmeno la presenza di Paolino, la più apprezzata baldracca della scena milanese, è riuscita a spingermi tra le fredde, e peraltro inesistenti, pareti del Bulk.
Perdendo peraltro pure i Rifiuti (a proposito, il Ratto è l'unico batterista sotto i 30 anni che sappia suonare l'hardcore italiano come si deve).
Quasi mi vergogno a dirlo, ma venerdì ero in Cox 18, non per vedere Gak Sato, il cui sound scuola radio elettra non è affatto la mia coppa di the, bensì per stroncarmi di vodka in compagnia di Cyco Miko, Teatro e il Dr. AP (produttore degli omonimi anfibi autoprodotti che spopolarono negli squats italiani degli anni 90).
Sabato ho fatto l'errore di andare al Leoncavallo. C'era Teresa De Sio e Giovanni Lindo Ferretti.
Ora, la De Sio mi è assolutamente indifferente, ma Ferretti mi sta prepotentemente sui coglioni dai tempi dei primi CCCP.
Sarebbe troppo lungo e non interessante spiegare il perché.
Basti dire che ho passato la sera ad ascoltare reggae (altro genere che mi enfatizza le gonadi) al Baretto, con la dovuta serie di alcol in rotazione.
Alle 2.00 ne avevo le palle piene e sono andato a casa a giocare a Supermario con il Gamecube, e affanculo i canti folkloristici, il cavallo bianco, la Mongolia, i CSI ma sopratutto il punk islam!

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