venerdì 9 aprile 2004

READ AT YOUR OWN RISK

READ AT YOUR OWN RISK
ovvero
IL CONCERTO DEL GRUPPO CHE NON SI PUO' NOMINARE


Quello che sto per fare è pericoloso. Lo so che potrebbe accadermi qualsiasi cosa. Lo faccio a mio rischio e pericolo, perché è giusto che anche voi sappiate.
Ma prima di iniziare vi metto in guardia: se continuate a leggere anche voi rischiate. Cosa, è difficile da spiegare.
Quello che sto per raccontarvi è una storia vera. Assolutamente vera.
Non è una leggenda urbana.
Non me l'ha raccontata mio cuggino.
Io sono testimone di tutto quello che è successo, e le persone psicologicamente e fisicamente segnate da questi fatti le conosco di persona.
Come conosco di persona quelli che mi hanno raccontato fatti successi in altre occasioni simili, a loro o a persone che erano con loro.
Se avete mai lavorato nel campo dei concerti, come organizzatore, come roadie, come direzione palco, come tecnico, come sicurezza, sapete già di chi sto parlando.
Lo sapete.
E smetterete di leggere qui.
Le vostre mani si produrranno negli usuali segni di scongiuro, quale pronto soccorso anti jella, per il solo fatto di avere pensato al GRUPPO CHE NON SI PUO' NOMINARE.
E tu lettore ignavo?
Avrai il coraggio di continuare la lettura?
Sfiderai le forze della sfiga che hanno sferzato persone più grandi e grosse di te?
E io?
Io so cosa mi aspetta, sto per nominare il GRUPPO CHE NON SI PUO' NOMINARE.
Solo per aver scritto questo testo mi aspetto... mi aspetto, come minimo, devastazioni sul pc che sto utilizzando.
Dopo che, su Blogger.com avrò schiacciato il pulsante "publish" qualunque cosa potrà succedere.
Non stupitevi se questo blog non funzionerà per un po' di tempo.
Non stupitevi se il vostro monitor si danneggerà dopo aver visualizzato questo post.
Non stupitevi se l'intero world wide web sarà "strano" in questi giorni.

Vi scongiuro, fermatevi qui.

Vi lascio qualche riga vuota per pensarci.

.....

.....

E' l'ultima occasione.

.....

E va bene, l'avete voluto voi...
Poi non dite che non vi ho avvertito.

Il titolo più in alto è una copertura, perchè il vero titolo di questo post dovrebbe essere:

.....

LA NOTTE CHE PAUL CHAIN SUONO' AL LEONCAVALLO
ovvero
HO SCRITTO DEATH SS SUL MIO BLOG


Oramai avete letto i NOMI.
Oramai non c'è più un cazzo da fare.
Basta anche solo questo.
So già che qualche sfiga mi colpirà e, dopo averli letti, sappiate che qualcosa succederà anche a voi.
Lasciate stare il Mago di Arcella, la fatucchiera sotto casa, i riti propiziatori. Sono inutili.
A quel gruppo la maledizione dei faraoni gli fa una ricca sega.
Per farvi capire, partiamo dall'inizio.

Lambrooklyn. E' una sera primaverile del 1989.
Paul Chain, quell'anno in tour con i suoi Violet Teather, sta per suonare al Leoncavallo.
Fu uno degli ultimi concerti nello storico capannone di Via Leoncavallo 22, infatti, di li a pochi mesi, lo storico centro sociale occupato viene sgomberato, abbattuto e gli occupanti presenti arrestati.
Un caso?
Andiamo avanti.

Bovisa. una settimana prima del concerto.
Arrivati in tipografia, ci si rese conto che il poster preparato per la serata era illeggibile.
Doveva essere nero, viola chiaro e bianco. Quello che presentarono i tipografi era un manifesto dove il viola chiaro era diventato un viola scurissimo.
Il manifesto era un rettangolo scuro e illeggibile, l'immagine e i testi si percepivano appena.
Eppure il colore usato aveva lo stesso codice della cartella colori che la tipografia usava sempre.
La logica poteva far pensare che, magari, il bidoncino del viola era rimasto aperto e si era deteriorato.
La logica non poteva fare altro che constatare che il colore era andato a MALE...

Strade di Milano. Due - tre giorni prima del concerto.
Durante il giro di attacchinaggio di tre manifesti diversi, nella medesima sera, l'unica macchina che fu fermata e multata fu quella che attaccava i poster del concerto.

Lambrooklyn. Via Leoncavallo, la sera del concerto.
Mentre Paul Chain doveva fare il sound check, andò via la corrente tre volte. La terza volta bruciando la spina di sicurezza dell'impianto.
L'occhio del ciclone potrebbe essere il posto più tranquillo dell'universo, nel momento in cui intorno si propaga devastazione e tregenda. Ma solo in quel momento.
Chi era arrivato al Leo presto sembrava indenne. Le persone che erano lì fin dalla cena percepivano però una disturbante calma piatta.
Neppure i tanti cani presenti si arrischiavano ad abbaiare, preferendo girare nervosi per l'ancora vuoto capannone.
La primavera era iniziata, ma un vento freddo soffiava per le strade di Milano.
Era forse quel vento a provocare ai passanti leggeri brividi in quella notte livida?
Io ero lì con i miei soci della Whip. Aspettavamo Alex, che aveva in macchina tutta la distro.

Muggiò. Strada statale tra Muggiò e Monza, la sera del concerto.
Noi stavamo aspettando, e avremmo aspettato a lungo. Si bucò una gomma della macchina lungo la statale che da Muggiò porta verso Milano, e la gomma di scorta, naturalmente, era sotto le casse della distro.
Su qulla statale pioveva, diversamente dal resto della Lombardia.

Lambrooklyn. Via Porpora, la sera del concerto.
Un tot di persone di Mandragora stava viaggiando sul 127 verde, che andava sempre, che non dava mai problemi.
In Piazza Aspromonte la guarnizione della testata del motore, oramai fusa completamente, aveva lasciato scendere una scia d'olio sull'asfalto.
Motore grippato. Pistoni, cilindri e testata da buttare.
Stavano arrivando al Leo, e ci sarebbero arrivati. A piedi.

Torniamo un attimo indietro, a qualche ora prima del concerto.
Lambrooklyn. Piazza Aspromonte, tardo pomeriggio.
Corrado, Osso, Rino, Skifandro e gli altri, all'epoca, abitavano nella casa occupata di Piazza Aspromonte, e al Leo ci venivano a piedi. Poche centinaia di metri, forse non correvano nessun rischio.
Salvo tornare a casa tardissimo e, nella casa vuota, trovare la porta chiusa a chiave.
Da dentro.
Con la chiave nella toppa.

Lambrooklyn. Zona industriale, mentre il concerto sta iniziando.
Lele Prox, in quegli anni era sempre al Leoncavallo. Era sempre nelle sale prova con quelli che poi sarebbero stati conosciuti come LHP.
Quella sera no. Quella sera era a cena con gli amici, da qualche parte a est di Lambrooklyn.
Ma Paul Chain non voleva perderselo.
Nonostante il nuovo innamoramento per le sonorità hip hop, non dimenticava il suo passato di adolescente metallaro e giovane punk.
Finita la cena, salì sulla sua Moto Guzzi che lo scarrozzava in giro da anni, pronto a percorrere una strada che aveva percorso migliaia di volte.
Attraversava una zona di fabbriche dismesse, lunghi isolati di alti muri senza finestre.
Un tratto di strada dove viaggiare tranquillo: tutte strade parallele e perpendicolari, tra enormi isolati di capannoni rettangolari, con quei lampioni arancioni che danno un'atmosfera ancora più straniante a zone che di notte sono assolutamente disabitate.
Ma tanto chissenefrega, per quella strada, come molte altre volte, ci doveva viaggiare, mica passarci la sera, no?
E come succede che, proprio quella sera, i lampioni sono spenti solo nella via dove devi curvare tra poche decine di metri? Ma la strada la conosci a memoria, quindi fanculo.
Però ti dimentichi che dietro il capannone che stai aggirando la strada è qualche metro più in la. E ti stai infilando sulla sede delle rotaie del tram, in quel tratto dove non sono asfaltate, e nemmeno interrate. Le traversine sono a cielo libero e ci stai andando sopra a una discreta velocità.
La Moto Guzzi è un'ottima moto, non ci sono cazzi. Qualche biker purista sorriderà, ma, se non fisicamente, almeno emozionalmente è l'Harley italiana.
E come l'Harley, pure la Guzzi è fatta per restare aggrappata all'asfalto. E' una moto da strada, non un enduro. Sullo sterrato fa schifo, oltretutto se sconnesso.
Ma la moto la guidi da anni e fai il possibile per controllarla. E ce la stai facendo.
Finché la tua ruota non sbatte contro un ramo, perdi il controllo, voli per aria e rotoli per terra.
Hei, poteva andare peggio. Qualche livido, qualche escoriazione, ma niente di rotto.
Oltretutto sei rotolato sulla strada, ma in quel posto e a quell'ora non passa nessuno, così non hai corso il rischio di farti arrotare.
Poteva andare peggio, certo.
Capita a tutti di fare qualche volo, certo... Solo... sei volato per colpa di un ramo.
E in quelle vie ci sono solo capannoni. Non ci sono alberi per centinaia di metri.
E il ramo non è stato segato e magari perso da qualche camion, perché non è sulla strada.
E' sullo sterrato delle rotaie e, dalla polvere depositata, è li da tanto tempo.
Cosa direbbe la logica?
Di lì passa il tram. Magari, qualche ramo è rimasto incastrato nel paranco che collega la carrozza ai cavi elettrici ed è stato estirpato dalla pianta. Magari dopo un po' di chilometri, proprio li, proprio in quella via, è caduto. E, non essendo sulla strada ma su uno sterrato, l'amsa non l'ha mai portato via. Logico no?

.....

Paura, eh?!?

Fermiamici qua.
Questi sono solo gli esempi di un'unica sera, di un unico concerto.
Sono solo quelli di cui sono al corrente io, ma quella sera c'era un sacco di gente che non conoscevo...
Volete una controprova? La prossima volta che siete a un concerto, punk, metal o simili, provate a parlare con l'organizzatore, o con qualche tecnico delle luci o del suono, magari se ha 30 - 35 anni.
E chiedetegli se conosce il GRUPPO CHE NON SI PUO' NOMINARE...

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