mercoledì 8 maggio 2002

Gary Panter è una persona strana.
Cresciuto tra la fine della hippie culture e la nascita del punk, ha preso qualcosa da entrambi i movimenti, amalgamandoli in qualcosa spesso fastidioso e disturbante, proprio ciò che vuole.
Su una punkzine che si occupa di grafica la sua presenza è necessaria; i suoi fumetti uscirono sui primi numeri di Slash, stiamo parlando quindi del periodo di Richard Hell, i primi Ramones, New York Dolls, Residents, Devo e tutti quei personaggi che, tra il CBGB's e il Max Kansas City, minarono le fondamenta della musica rock per costruire qualcosa di nuovo sulle sue rovine.
L'intervista è stata realizzata da Aleksandar Zograf, fumettista di Belgrado, conosciuto da molti soprattutto per i reportage da Belgrado sotto i bombardamenti, nonché cultore della no wave e di quei gruppi usciti dalla primitiva scena punk di NYC.
Con questo numero parte anche la versione in inglese di I Don't Care!, che sarà un po' più "asciutta" rispetto a queste pagine, essendo ridotta a interviste e recensioni.


MEET THE END OF THE CENTURY WITH... GARY PANTER
di Aleksandar Zograf


La prima volta che ho sentito parlare di Gary Panter è stato nei primi anni '80, quando disegnò alcune copertine per i dischi dei Residents, su Ralph Records, che erano (e sono tuttora) tra i miei gruppi preferiti nel pop avant-garde più strano. Nel Rozz-Tox Manifesto, scritto nel 1980, Gary Panter dichiara: "Mancano venti anni alla fine del ventesimo secolo. Venti anni per portare a termine le calamità che sono state messe in moto in questo periodo. In questo periodo sta emergendo una funzione estetica tipica di questo tempo: la conclusione inevitabile di concetti ed esperimenti iniziati e sviluppati in questo secolo. Noi dichiariamo la società un parco di divertimenti e uno da cui uscirai comunque morto".
Alla fine di questo secolo, ho avuto l'opportunità di incontrare Gary Panter nel suo studio di Brooklyn e di chiedergli cosa ha fatto in questi decenni finali...

AZ - Prima di tutto qualcosa sul tuo background... Come hai iniziato a fare fumetti?
GP - Sono nato nel 1950, cresciuto in Texas e Oklahoma. Mio padre aveva un dime store (N.d.A. - una specie di drogheria dove trovi dagli alimentari agli attrezzi da lavoro, a giornali e riviste, a prezzi molto economici - il dime è la moneta da 10 cents), e in negozio si vendevano anche fumetti. Oltretutto era anche un artista e disegnava tutto il tempo.
Vivevamo in un trailer (una specie di camper gigante, l'abitazione tipica degli americani bianchi sottoproletari, i cosiddetti " trailer trash"), eravamo sempre in movimento e la casa era piena di suoi quadri. Lui si sedeva e disegnava. È così che ho iniziato a disegnare fumetti da bambino, e mi facevano impazzire i dinosauri. Leggevo cose come Caveman, Conan e Tarzan. A casa dei miei nonni in Oklahoma c'erano riviste con fumetti, come Mandrake, Barney Google.
In seguito, quando Robert Crumb apparve negli anni '60, indicò una strada chiara... Io volevo veramente essere un Hippie, anche se ero stato cresciuto dalla "Chiesa di Cristo" (uno di quei culti religiosi americani integralisti che, quando ero un bambino piccolo, mi dicevano: "Sei cattivo! Brucerai all'inferno!" e non sapevo mai cosa rispondere. E' stato veramente difficile uscirne... Per di più mi piacevano i dinosauri...

Beh, non doveva essere essere così strano, con tutti i famosi fossili di dinosauri che ci sono in Texas.
Quando ero molto piccolo mio padre mi portava spesso in un altro trailer dove vivevano una coppia di geologi, che avevano un sacco di ossa e modelli di dinosauri. Questo è stato quello che mi ha fatto iniziare. Avevo 4 anni circa.

Vai ancora in Texas?
La mia famiglia vive tuttora li. Da quando mio padre è in pensione dipinge sempre indiani e cowboys... I suoi dipinti sembrano quasi psichedelici, e lui non se ne rende nemmeno conto! Fa comunque anche molti quadri di cowboys e indiani molto "normali"!

Dipinge nello stile di molta American Folk Art?
Lui è molto fuori di testa... Potrebbe disegnare un "occhio invisibile", e il suo vicino gli direbbe: che stai facendo? Cos'è quella roba? Non farlo! Così c'è un casino di... niente! E' una persona strana. Pensa di essere normale, ma è veramente pazzo. Se gli parli per un quarto d'ora, o anche per cinque minuti, cerca subito di convertirti alla sua religione.

E cosa pensa dei tuoi fumetti?
Non li ha mai letti. Sa che sono un artista. Sa che ho lavorato per il PeeWee Herman Show, per cui potremmo parlare di questo, ma non mi chiede mai della mia arte. Parliamo solo della SUA arte (ridendo). Sa che faccio fumetti, e qualche volta i miei nipoti comprano qualcosa attraverso internet, ma hanno subito tutti il lavaggio del cervello da quella setta.

Come hai iniziato a pubblicare i tuoi lavori?
Ho iniziato a fare fumetti nel '71, o qualcosa di simile, ma quando ho trovato qualcuno che me li pubblicasse era già il '77. Allora il mio stile era molto più grezzo, con una linea spezzettata, schizzata. Con molto spazio bianco dentro. Pubblicavo i miei primi fumetti e li gettavo in giro come volantini ai concerti rock. Ho lanciato alcune di quelle fotocopie colorate di Rozz-Tox a Marc Bolan una volta, spaventandolo a morte... era nel '73 o '74.

Che reazione ha avuto Marc Bolan?
Aveva paura. Ero vestito da lucertola e gli tiravo questi fumetti, e il suo bonghista rideva. Alcuni di quei disegni sono stati pubblicati un paio di anni fa da Matt Groening e la sua Zongo Comics. All'inizio mi autoproducevo. Andavo in una copisteria, fotocopiavo, piegavo, spillavo e li portavo nei negozi di vestiti di Los Angeles (quando mi trasferii la). Chiedevo ai negozi di moda se potevano vendere quei libri, loro mi dicevano di si, e in questo modo riuscivo a far uscire qualcosa. Ho continuato così per un po' di tempo, fino a quando alcuni giapponesi hanno notato il mio lavoro e hanno deciso di pubblicarlo. Contemporaneamente, Art Spiegelman mi ha contattato perché stavano partendo con Raw. Avevano visto i miei lavori si Slash, una rivista che pubblicò i miei fumetti nel 1977. Era una delle prime riviste sul punk.
Fino al 1972 pensavo cose come: potrei trasferirmi a New York e stampare le mie cose, ma qualcosa mi faceva star male e rimanevo. Avevo amici in Texas, ero in una band... Ero in un paesino del Texas in mezzo al niente con una popolazione di 6000 persone. Volevo essere un eroe, volevo essere un hippie, ma me ne restavo a casa. Non riuscivo a fuggire da mio padre. Pensavo mi avrebe ucciso se me ne fossi andato...

Hai mai cercato di fare storie sulla vita in Texas in quel periodo?
Ho fatto una storia breve per Zongo, dove ci sono io seduto nel mio studio, mentre aspetto che arrivi un tornado, seduto con dei vecchi che masticano tabacco e sputano in dei grossi secchi, e ciuffi d'aglio o cipolle appesi sulle loro teste. E cercano di capire se chi bussa alla porta è qualcuno che vuole entrare o il tornado... Quando sono tornato in Texas la gente era ancora convinta che sarei andato all'inferno. Ne parlavano e discutevano. Se voglio spaventare veramente mio padre basta che gli dica: non credo all'inferno e non credo al diavolo. Penso che a domandarlo, il 30% degli americani direbbe che crede al diavolo, nel senso del tizio con le corna, la coda e il forcone.
Le domande che la vera spiritualità si pone è cos'è l'immaginazione, cos'è reale, cos'è finito o infinito? L'immaginazione è olografica, la parte di un intero più grande, o il nulla. Le persone che dicono di avere La Risposta finiscono per combattersi a vicenda, perché sono disperatamente convinte che solo la loro è la risposta giusta.

Che cosa mi puoi dire della cultura del periodo hippy?
Fu probabilmente la prima reazione su vasta scala agli USA dall'interno, in un certo modo, non sono preparato in storia, ma penso fu la prima volta. Era come dire, non vogliamo metterci la giacca e la cravatta, non vogliamo cercare un lavoro. Fu come rifiutare un'intera cultura (N.d.A. "l'American Way of Life), alzarsi e dire: costruiremo qualcosa di totalmente nuovo, e poi... spaventarsi e tirarsi indietro. Tutta la cosa fu quasi uccisa da quella "timidezza" e dalla... TELEVISIONE. Anche se fu proprio la televisione che la fece conoscere dappertutto. In posti come il Texas o anche Brooklyn, la gente non esce dal proprio quartiere, magari per tutta la vita. Vedono le cose in un modo VERAMENTE locale. E quando videro le cose degli hippies fu probabilmente la prima grande "idea" che incontravano.
Ma fu comunque moolto affascinate, io guardavo i poster psichedelici tutto il tempo studiando Rick Griffin, Robert Williams, Crumb e tutta quella gente. Era un periodo veramente magico e bizzarro, anche se in parte era estetica e affari incollati su un'idea adolescente di rivoluzione, e pure molta autocoscienza e ormoni e tutto il resto.

In che modo i tuoi fumetti si relazionavano a quel tipo di controcultura?
Beh, a dire il vero iniziai con fumetti underground hippie. Negli anni '60, quando vivevo ancora con i miei, il mio giornale underground, fumetti e prototipi. Sognavo solo di pubblicali. Quando sei alla ricerca di te stesso alla fine dell'adolescenza, perdi la tua "innocenza", ed è molto utile ricordarsi e trovare le cose che REALMENTE ami. Cominci a porti delle domande, come: mi piace veramente MTV, oppure ho bisogno di uno stimolo culturale differente, oppure di spazzatura, o qualunque altra cosa. Sfortunatamente quello che raggiungono tutti ora è proprio questo: spazzatura culturale.

Dimmi qualcosa in più sul tuo sviluppo come artista negli anni '70.
Ho sempre voluto essere un artista, mentre andavo alla scuola superiore andavo sempre in biblioteca e assorbivo tutto quello che avevano li. E quando sono andato al college, a solo 20 miglia da dove avevo sempre vissuto, avevano una libreria ancora più grande. Ho progredito attraverso una serie di cose, posso mostrarti tutti i miei schizzi dell'epoca. Per la maggior parte attraverso le cose hippie, sono arrivato alle cose più grezze stampate. Oltretutto, dato che da bambino vivevo vicino al confine con il Messico, alcuni elementi messicani mi hanno influenzato, come quei colori a bande e così strani. Sono rimasto affascinato anche dal film animato Yellow Submarine, nonché da altri grossi avvenimenti culturali. Ho continuato a studiare la storia dell'arte, e, giusto appena prima del mio "bad acid trip", ho raggiunto la fine. Ho creato questo stile straccione e grezzo e l'ho chiamato Rozz-Tox. Era la parte infantile del momento culturale, quello che volevo esprimere. Non era solo una reinvestigazione della "fanciullezza", c'era anche questo sfaldamento negativo che collassava in un immaginario infantile. Poco dopo il trip mi mostrò dieci miliardi di disegni che non avrei mai fatto, 10 miliardi di dipinti migliori di qualunque cosa possa mai dipingere. Ma per favore, non andiamo inquella direzione, è terribile... Quell'esperienza mi ha reso superstizioso. Per esempio, c'è questo gruppo psichedelico giapponese che mi piace, i Ghost: l'altro giorno ero in un negozio di dischi e ho trovato un loro nuovo cd, ed ero eltrizzato! Poi, scorrendo la fila, ho trovato un loro secondo cd e ho avuto una sensazione terribile... demoniaca (ride)! C'era qualcosa, sulla presenza di due nuovi cd dei Ghost, che mi ricordava delle cose del mio trip, e che mi dicevano: "non comprarlo oggi! È meglio comprarlo un'altra volta..."

Quando hai iniziato a pubblicare su Raw, eri conosciuto a livello nazionale? La gente ti conosceva già?
Ho avuto una pagina in Slash magazine per 20 o 30 numeri, e penso di essere stato conosciuto all'epoca sia sulla costa est che ovest. Anche quando eri in viaggio ti capitava di trovare in giro riviste come Slash o Search and Destroy. La mia pagina era un fumetto di Jimbo, c'erano un paio di pagine di musica prima, poi trovavi questo disegno grezzo e straccione, era così perché lo facevo dal '73, e non ho trovato mai un posto per pubblicarlo prima. All'improvviso ho trovato Slash, e c'era tutta questa roba tipo espressionismo astratto. Era quel periodo di sintetizzazione che finì per essere chiamato Post-Moderno. Non so se ci sia un altro nome per chiamare quello stile. Puoi chiamarlo Neo-Pop o qualcos'altro, ma finì per essere chiamato Post-Moderno. Sempre meglio che New Wave. Non ho mai amato quel termine perché ci sono state così tante new waves...

Come hai iniziato a pubblicare Jimbo per la Zongo Comics?
Matt Groening, il creatore dei Simpson, è uno dei miei migliori amici. Stava iniziando una casa editrice di fumetti perché gli piacciono i fumetti underground, si considera un fumettista underground e continua a disegnare le a sua striscia Life in Hell. Così la casa editrice di matt, che si chiama Zongo (N.d.A. - divisione della Bongo Comics, per cui escono i fumetti dei Simpson), fece uscire il mio comic book chiamato Jimbo che fu completamente, terribilmente impopolare. Invece di stamparne 5.000 copie ogni uscita, ne pubblicavano ogni volta sempre meno. Quel fumetto era così importante per me, ed era grande che loro lo pubblicassero, ma nei negozi non c'era quasi mai.
Il fumetto è basato su un'idea che ebbi negli anni '70, cioè immaginare come sarebbe se il Giappone e il Texas fossero lo stesso posto... mischiati insieme, ed è qui che Jimbo vive. Ci furono solo sette numeri di Jimbo, poi venne interrotto dalla casa editrice. Fu fermato perché era sempre in perdita finanziariamente. Questo fumetto ha un po' rovinato la mia amicizia con Matt, per cui penso sia meglio continuare questo titolo con un altro editore...

A Matt non piaceva più?
Non lo so. Lui ha comunque pubblicato cose che nessun'altro editore voleva pubblicare, come le cose che ho fatto negli anni '70. Per me era molto importante farle uscire. Per esempio, le cose che facevo nella mia piccola stanza in texas...

Come hai cominciato a occuparti delle copertine di dischi?
Quando mi sono trasferito a Los Angeles nel '76, cercavo disperatamente del lavoro, e ho cominciato a fare alcune illustrazioni per riviste e etichette discografiche e cercavo di mostrare i miei strani dipinti. Il primo lavoro grosso sono state alcune copertine per Frank Zappa, per i suoi tre ultimi album su Warner Brothers. Non ho mai saputo cosa ne pensasse. Beh, anni dopo, Matt Groening diventò amico di Zappa, e Zappa gli disse che gli erano piaciute. Purtroppo non l'ho mai incontrato.

Ma hai incontrato i Residents!
Certo, ho incontrato i Residents, sicuro! Hanno un paio di anni più di me. Ci siamo incontrati attraverso alcuni amici comuni, così mi hanno chiesto di fare alcune copertine. Li vedo ancora qualche volta, quando sono in giro i tour.

La cosa bella dei Residents è che QUALUNQUE COSA su di loro può essere vera! Dopo tutti questi anni si nascondono ancora dietro le loro maschere, e la mitologia e i pettegolezzi che li circondano...
Si! E la cosa divertente, quando li conosci (a meno che tu non sia un giornalista) è che ti raccontano la verità su di loro.

Oggi impegni molto del tuo tempo a dipingere?
Si. Dipingo fin dai tempi della scuola superiore, ma sono sempre stato molto lento, riesco a fare dai due ai 10 dipinti all'anno. Ma non è una carriera. Fumetti e dipinti sono... l'hobby principale.

Allora qual'è la tua occupazione principale?
Oddio... Sono un artista. Guadagno con i lavori più commerciali, ma non sono altrettanto divertenti, perché di solito mi dicono "disegna John Travolta che guida una macchina!", e io rispondo: "No, non voglio disegnare John Travolta che guida una macchina!", "Ma se lo fai ti paghiamo!", allora dico: "Va bene, ci provo" e mi danno il lavoro. Ma per me, fumetti e dipinti, sono solo gioia. Vorrei vivere a lungo e farne tanti.

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