venerdì 11 aprile 2003

IL TERRORE E' UN SEDILE CALDO

Ogni tanto si provano delle sensazioni che sono assolutamente impossibili da descrivere: avete mai pensato a quello che si prova quando ci si siede su un mezzo pubblico e il sedile è già caldo? Voglio dire, qualcuno si alza e tu ti siedi. Attraverso i vestiti senti quella sensazione di temperatura umana. Non sto parlando di quello che si prova a sedersi su un sedile umido di chissà cosa, o visibilmente sporco, o sudato, qualcosa che potremmo definire facilmente con "schifoso", ma semplicemente di un sedile appena un pò caldo.
E' una specie di vertigine, vorresti vedere in faccia quello che si è appena alzato, sapere chi è, oppure vorresti non esserti seduto, non essere stato sottoposto a un contatto così intimo - è il suo culo che ha scaldato il sedile, e tu lo sai! - senza avere la minima idea di chi sia.
E' un uomo? E' una donna? Giovane? vecchio? L'unica cosa che ti ricordi è che qualcuno si è alzato, il posto era libero e ti sei seduto. Quel calore che attraversa la barriera dei vestiti ti provoca una lieve ansia. Senti addosso qualcosa che è stata lasciata da un'altra persona.
A questo punto non hai via d'uscita. Non puoi alzarti, ti sei appena seduto, mancano 7 fermate per arrivare alla tua (ma in questo momento sembrano 700) e ti sembra di avere gli occhi addosso, ti sembra che gli altri passeggeri, se fai il gesto di alzarti, pensino: "ma che cazzo sta facendo? si è appena seduto e ora si alza! è un pazzo? e malato? è un terrorista che ha lasciato una bomba? ha borseggiato quello davanti? FERMATELO! perquisiteo! Confessa: PERCHE' TI SEI ALZATO SUBITO?".
Poi cerchi di ragionare, di non farti prendere dal panico.
Beh, il sedile è pulito. Non ricordo chi era ma sono abbastanza sicuro che i vestiti, addosso, li aveva... Poi, è una mia impressione. IMPRESSIONE UN CAZZO! IL FOTTUTO SEDILE E' CALDO. Si, ok. Ok, è caldo ma non fa schifo. No, non fa schifo. Ma non per questo mi ci affeziono, non è che se non fa schifo lo schiodo e me lo porto a casa. Si, è solo un pò caldo, ma non lo sto mica leccando! Cioè, la persona che l'ha scaldato - gli venisse un colpo a quello/a stronzo/a! spero che qualcuno gli tagli via quel fottuto culo caldo! - era vestita, io sono vestito. Non è mica come toccargli il culo. Si, va bene, infatti non mi fa schifo. Però, era un giovane culetto sodo o un flaccido corpo di vecchio?
Ecco, quando arriva quest'ultimo pensiero sei finito. Non pensi a un contatto involontario ma piacevole. Pensi che quel cazzo di sedile è stato scaldato da qualcuno che sicuramente non ti piace. Qualcuno che sicuramenti non avresti mai voluto toccare. E più passa il tempo più il sedile ti sembra aumentare di temperatura. Ti senti avvolgere da quella calda impronta. Ti sembra che quel calore passi tra i vestiti come un invisibile blob e strisci sul tuo culo infiltrandosi nei pori.
Una cosa simile succede quando sei vicino al finestrino e vedi sul vetro l'impronta unticcia della fronte di qualcuno che si è appoggiato. Naturalmente eviti accuratamente di toccare l'impronta, e mentre la eviti ti accorgi che il poggiatesta a cui, lo dice la parola stessa, hai appoggiato la testa E' STATO TOCCATO DA MIGLIAIA DI TESTE, sudaticcie e non.
Ma al finestrino o al poggiatesta puoi evitare di appoggiarti e nessuno se ne accorge, mentre su quel sedile, che ti sembra sempre più caldo ogni secondo, non sai come metterti. Cerchi di irrigidirti, di sederti sul bordo. Speri che la tua fermata arrivi velocemente. Speri, addirittura, che arrivi una vecchietta malferma per potergli cedere il posto senza imbarazzi, lasciando alla vecchia quell'imbarazzo. Certo, se anche la vecchia lo prova, ti guarderà negli occhi e tu saprai che lei sa. E vorresti dirgli "guardi che il sedile non l'ho scaldato io, era già così! io ci sono stato seduto pochissimo!".
Però sai che non puoi dirlo. Sai che tutti ti prenderebbero per pazzo a dire una frase simile. E' come scoreggiare in ascensore... come dice il proverbio: "la prima gallina che canta ha fatto l'uovo".
Intanto ti sembra che tutte le macchine in doppia fila della città si siano date appuntamento in quella via. Ti sembra che tutti quelli che salgono o scendono in ritardo aspettino il tuo bus. Ti sembra che tutti i semafori diventino rossi apposta per te.
Alla fine decidi di scendere un paio di fermate prima della tua, anche se devi fare mezzo chilometro a piedi. Ti alzi, prenoti la fermata, si aprono le porte e fai l'ultimo errore, il peggiore.
Ti giri verso quello che era il tuo sedile e vedi che quello che ha preso il tuo posto ti sta guardando.
"NON SONO IO! NON SONO STATO IO!!". Vorresti urlarlo, andare li e convincerlo. Vorresti togliergli quello sguardo, quello di chi ha visto subito chi ha scaldato il sedile.
Vorresti che qualcun'altro condividesse con te quella vertigine di fastidio ignoto, vorresti che quel peso fosse diviso tra più persone e per questo farsi più leggero.
Ma così non è. Lui, avendoti visto, saprà chi ha scaldato il sedile (sbagliando, ok, ma lui non lo sa). Tu no. Tu continuerai a non saperlo. E oltretutto ti sentirai guardato come uno che ha scaldato il sedile. Oltre al danno la beffa.
Quindi non chiedetemi perché vado sempre in macchina.
Me ne sbatto il cazzo delle polveri sottili.

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