PK Bombing in Via Santo Stefano, Bologna, 1998


(di solito scrivo sempre io i post, ma questa volta vi leggete quello che ha scritto Moe sui suoi anni bolognesi, a cui non c'è probprio bisogno di aggiungere altro. Storie di writers!) - V.

Abitualmente a Bologna dipingevo con Repo, 2Rain, Ekra e Med, in parallelo giravo anche con i PK di cui ero membro. Poi siamo diventati una ballotta unica. Quella sera eravamo Longe, Miche, Phoebe e io (tra il 1997 e il 1999 ho utilizzato le tag Kora e Moe senza una logica chiara, a seconda dell’umore direi) e un ragazzo che conoscevo solo di vista: Grom. A fare da palo una ragazza molto carina, una certa Linda che però non ricordo se fosse venuta di proposito o se l'avessimo arruolata strada facendo.
Nei primi tempi con i bolognesi avevo una gran difficoltà a coordinarmi in fatto di bombing. Per me bombing significava esclusivamente due spray, in media nero e argento, e throw up. Loro invece si presentavano sempre con tre o quattro colori almeno e mi chiedevano:
"tu come lo fai lo sfondo? di che colore fai il pass?"
"Sfondo? Pass? In che senso?"
Ci ho messo un po' ad adeguarmi.
Lo spot stabilito per quella sera era uno dei più discreti: via Santo Stefano all'altezza di via Rialto. Chi conosce la città può capire quanto fosse sicuro… sicuro che ti beccano!
Cominciamo a dipigere ma era uno stop and go continuo, nonostante l'ora tarda continuava a passare gente. Sirio esisteva solo fisicamente ma non funzionava, quindi il centro, specialmente nel weekend, era un via vai costante di auto, pedoni a non finire e, in più, a un isolato da lì stazionava perennemente almeno una pattuglia della Polizia sotto casa di Romano Prodi, allora Presidente del Consiglio.
A ogni avvisaglia di pericolo ci infilavamo nel cantiere dietro i pannelli di legno.
A un certo punto però dal portico opposto sbuca un tizio di mezz'età in giacca e cravatta con la ventiquattrore. Si ferma e ci fissa.
Miche va a parlamentare, vedo che gli indica a destra e sinistra. Il tipo annuisce.
Poco dopo M. torna e ci dice "è un anarchico, gli piacciono i graffiti. Ci fa da palo, gli ho spiegato dove controllare".
Vabbè. Procediamo, dopo non molto il tizio ci urla:
"ragazzi, ragazzi!"
"ci sono gli sbirri?"
"No, sta arrivando il notturno, devo andare. Ciao"
Proseguiamo sempre a singhiozzo fino all'arrivo di un taxi che si piazza proprio di fronte a noi.
Effettivamente quella era la sua piazzola d'attesa quindi la cosa avrebbe dovuto essere anche abbastanza prevedibile.
A questo punto interviene nuovamente Miche... ecco Miche era un personaggio incredibile, che non molti conoscono nel mondo del Writing al di fuori dei bolognesi. Lui era la vera anima dei PK: alto, bello, mancino e folle, le serate con lui finivano sempre in situazioni incredibili soprattutto quando non si dipingeva.
Spesso era lui a scegliere i posti per i bombing: "ho io un posto tranquillo", i suoi posti tranquilli avevano sempre dei tratti comuni: strade trafficatissime in pieno centro città e senza vie di fuga.
Una sera abbiamo persino dipinto un pilone della terza corsia dell'A14. Quello centrale per intenderci. In piedi sul jersey e con dietro le macchine che sfrecciavano a 180!
Tornando a quella sera, Miche ha il colpo di genio, tipo il Necchi in Amici Miei ("che cos'è il genio?"): si appunta il telefono scritto sulla portiera, ci mettiamo alla ricerca di un bar aperto per cambiare le monete, con non pochi sforzi lo troviamo. Camminiamo quindi fino a una cabina del telefono dalle parti di piazza Aldrovandi. Da lì chiamiamo e spediamo il taxi dalle parti di San Giovanni in Persiceto. Oggi con smartphone, App e altre diavolerie ti beccherebbero in due minuti ma quella sera ruggivano ancora i 90’s!
Morale: torniamo indietro e tra una volante che passa a sirene spiegate, un po' di altre interruzioni dovute a macchine e/o passanti riusciamo a chiudere.
Tra una roba e l'altra ci abbiamo messo quasi due ore per fare ‘ste cagate qua.
Miche voleva anche fermarsi per godersi il ritorno del tassista.

Certo, i pezzi non saranno un granché, ma questo era il mood di quei miei anni bolognesi. Cominciava poi quella sera il sodalizio di bombing con Grom che sarebbe durato per oltre quindici anni e un'amicizia che è arrivata fino a oggi.
Le nottate poi finivano immancabilmente da Nanni alla Croce di Casalecchio a mangiare paste e pizzette, oppure a quell'altro forno dalle parti del deposito Roveri.
Spesso ci incontravi anche altri che tornavano dalle rispettive missioni.
Di quegli anni ricordo anche i pezzi immortali degli SPA, Dado, Rusty, Ciuffo, Benja, il bloccone di Gino X sulla cisterna di via Ranzani, gli argentoni mega punk di Chob, Goe e Gek, i pannelli fantastici di Texas, le prime robe firmate BBS, le tag di Rok, le scritte di tale BK che trovavi ovunque, Kaos che fa la spesa allo stesso supermercato marcio dove andavo a zappare il necessario per la sopravvivenza, gli argenti di Washe con i nomi dei jazzisti negli spot più incredibili, i tunisini in Ravone, la yard della suburbana a San Vitale che per entrare dovevi passare in "casa" agli zingari, mille km in linea a piedi con Grom, Repo che piscia ovunque, la voce di DeeMo nella segreteria di Longe, gli scavalli alla mesticheria (colorifico per chi non è avvezzo alla parlata locale) Pontevecchio, il Cavallazzi "senza scazzi" (come no!), il biancone stupendo Ravone Burners che si vedeva dal ponte di San Donato, Beppe Maniglia alla domenica mattina, la Vecchina di via Indipendenza, il tizio col borsello che diceva "sono messo male", quell’altro matto che al giovedì faceva i comizi sul crescentone, il baracchino delle ficattole a Imola, la scritta "Guazzaloca se non ci fossi tu saremmo tutti in via del Chiù", via del Chiù con 1 milione di spade a terra. E poi tutta una scena che non sapevo nemmeno esitesse prima di trasferirmi a Bolo: Mambo, Cap, Side, Emme, i PMC, i tetti di Paniko, Inoki e Flava, Erik, Spone, gli OV, Vortex, Mario, Duchamp, i CDM, la Nemo, Jed, la Lunetta Gamberini... un mondo di ricordi.

Erano i mie vent'anni.
Anni d'oro, come i vent'anni di tutti e come tutti non lo sapevo.

(testo e foto: Moe)