giovedì 29 maggio 2003

SIAMO NOOOOOOOOOOOOOOOIIIIIIIIIIIIIIII
SIAMO NOOOOOOOOOOOOOOOIIIIIIIIIIIIIIII
I CAMPIONI DELL'EUROPA SIAMO NOI!!!!!!


Dopo aver rischiato l'infarto per 120 minuti e 10 calci di rigore all'Hemp Bar del Leoncavallo, il 90% rossonero di 200 persone che seguivano la finale di Coppa dei Campioni su schermo gigante ha festeggiato la sesta Coppa Con le Orecchie!
Se fuori, per le strade di Milano, non c'era nessuno a parte i 31 gradi di temperatura, all'interno del Leo la temperatura era rovente. Tanto rovente che il videoproiettore si è surriscaldato e spento per tre volte, di cui l'ultima durante i calci di rigore.
Se le prime due volte la gente si è limitata a fischiare, durante l'ultimo spegnimento c'è stata la fuga verso la cucina, dotata di televisore e verso il retro bar con un piccolo monitor 14"...
Per fortuna tutto è tornato a posto in tempo per vedere le ultime parate di Dida e il gol di Del Piero, fino al delirio dopo il gol Sheva, con birre che volavano gente che saltava, tavoli che si ribaltavano, rossoneri urlanti e bianconeri muti.
Nessun commento sulla partita, peraltro splendida, ma stellari Sheva e sopratutto Gattuso: la sua cavalcata attraverso tutto il campo, a pochi minuti dalla fine del secondo tempo supplementare, dimostra che persona è, uno che da il 100% sempre.

Dopo la partita, la Hardcore a Gamba Tesa Night è continuata in Dauntaun, con il concerto di La Crisi, De Crew e Wendigo.
I La Crisi sono un ottimo gruppo a conduzione famigliare, dove Mayo e il suo fratellino lasciano da parte l'emofrogismo del loro altro gruppo per tornare a urlare rabbia. Ai ferri e pellami si fa notare Paolino, che gocciola sudore e trasuda energia. Notevole il labbro salvagoccia che si promulga dal suo viso nei momenti più intensi: allunga il labbro inferiore arricciandone i bordi verso l'alto, creando così una vaschetta raccoglisudore, dove ricicla i sali minerali persi tra i tamburi.
Il volantino con i testi, in vero olde style hardcore, è scritto in arial ma della dimensione di 2 micropixel, tanto che nemmeno io che vanto il possesso di 11-12 decimi di vista riesco al leggere senza sforzi.
Intanto, sul basso palco di Dauntaun, sale il cuore nero della Brianza satanica: i De Crew. Messe da parte data la temperatura e l'umidità le usuali felpe nere, i selvaggi figli di costruttori di divani lungo la direttrice Milano-Monza-Lecco, si lanciano nel loro, ormai classico, accacì massiccio e rabbioso. Sembrano passati secoli da quando facevano un mollissimo hc califoggiano. Per fortuna loro... Checco suona con il braccio ingessato, probabilmente il prodotto di troppe serate passate a "compiacere se stesso" nell'intimità della sua cameretta, ma nè il gesso nè il caldo e il sudore sembrano riuscire ad arrestarlo, e con lui il resto del gruppo.
All'una e mezza salgono sul palco (se si può usare la parola "salgono" con uno stage di 15 cm...) i Wendigo.
I nuovi alfieri dell'hardcore milanese possono vantare un chitarrista con maglia milanista n.8 di Gattuso, ma il loro Gattuso è senza dubbio Paolino, che ritorna di nuovo sul palco a macinare ritmi spaccaossa con loro per un'altra mezzora.
Finale devasto tra i pochi spettatori rimasti alle due di notte, degna conclusione di una serata perfetta.
A proposito, va citato lo slogan letto su una t-shirt milanista riferito agli interisti: "noi finale a Manchester, voi Finale Ligure"!

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