Sketch per la Betty, 1989


La Betty, per tutti quelli che giravano negli squat milanesi e avevano più o meno la mia età, era una specie di sorella maggiore.
Aveva quei 5-6-7 anni di più da essere stata dentro a tutte le cose che ci piacevano fare quando eravamo teenagers, ma con l'esperienza di chi ha qualche anno di più, ma non TROPPI di più ed essere inevitabilmente di un'altra generazione.

C'è stato un periodo in cui ci si vedeva spesso, per cazzeggiare, per pianificare qualche roba in qualche squat, per pianificare lo squat che sarebbe piaciuto a noi.
E siccome era il 1989, e con gli amici infottati di colori saltava sempre fuori qualcuno che aveva dietro qualche pennarello, fosse pure un Carioca di merda, ci si metteva a fare qualche sketchetto.
Questo l'avevo disegnato proprio a fine 89, firmato "Stefano" mi sembra sui banchi di Architettura occupata. Mi aveva chiesto di fargli un disegnino.
Ovviamente è quello che è, quello che potrebbe fare un hardcore punk 20enne e qualcosa, che ha scoperto i pitturelli e cerca di fare le lettere decorate.

Quando ho iniziato a interessarmi a queste cose degli spruzzarelli sui muri, a fine anni 80, se c'era qualche murata, occupazione di squat con free spray, TAZ in strada con verniciate di contorno, occupazioni di università, lei c'era sempre.
Come c'era prima, quando c'erano gig hardcore punk nei peggiori sqaut di Milano, quando c'erano manifestazioni e scontri per le strade della città.
Lei era lì con la sua telecamera (una betamax se non ricordo male).
Milano sopratutto, per decenni. Ma anche Bologna. Me la ricordo all'INK3D.
E Sant'Arcangelo di Romagna, con i Mutoid.
E in mille altri posti.
Sempre a documentare, filmare, tenere traccia di quello che succedeva.
Tenere traccia della nostra storia.
Di quelli che venivano fuori dal buco del culo di Milano nei merdosissimi anni 80, negli anni 90 del cazzo e pure nei fottuti 2000.
Fino al 2004, che ce l'ha portata via.
E, cazzo, è una sorella maggiore che ci manca sempre, a tutti quelli che l'hanno conosciuta.
E tutte le ore, e ore, e ore, e ore, e ore, e ore, e ore, e ore, e ore, e ore, e ore di video girati da lei, dove cazzo saranno finiti?
A casa di qualcuno che non sa che cazzo fasene?
Boh.
Su quei nastri c'era la vita dei fratelli miei, e un po' anche la mia.
C'era quello che i suoi occhi vedevano.
E pensarli che si smagnetizzano lentamente, che tutta quella memoria che la Betty voleva lasciare a TUTTI scomparirà un po' alla volta, mi fa rabbia.

Ciao Betty, son passati 14 anni ma non ti si dimentica.