Dayaki CMC a Underground Records, Bologna anni 90's


I puppets di Dayaki hanno sempre il loro perché.
E insieme al "loro perché" hanno sempre queste sneakers allucinanti ai piedi. Cos'erano? un modello iperpompato della Troop? Perché qualcosa della Troop lo zio Dee lo metteva in tutti i suoi puppets sin dagli anni 80's.
Questo si trovava nella vecchia sede di Underground Records, uno dei negozi storici di dischi a Bologna, nella vecchia sede di Via Malcontenti 11.
Sempre funky la mano del Dee negli effetti di luce contrastati, ma pure nella grotta dietro con stalattiti e stalagmiti (e pipistrelli svolazzanti), che riprende quella del passaggio con cui si accede alla stanza.
Gli effetti del pietrame in primo piano con il colore e ombreggiature fatte a righette è un altro classico 80s/90s... quando non sapevi come chiudere lo sfondo di un pezzo ci facevi intorno i ciotoloni. Ma qui, essendo una miniera, la cosa ha un senso.
Il concetto del puppet minatore che scava dischi di vinile si riferisce al fatto che "underground" significa "sottoterra", e gioca anche sul fatto che collezionisti di dischi e DJ's alla ricerca di vinili per i loro set sono definiti "crate diggers", letteralmente "scavatori di ceste", e descrive l'atto di far passare uno per uno i vinili incolonnati nel relativo contenitore (crate) "scavando" (diggin') fuori i gioielli preziosi per la propria collezione.
All'improvviso mi rendo conto che, per chi legge questo post e ha meno di 20 anni, tutto questo possa apparire come parlare di maniscalchi che ferrano i cavalli a chi è nato quando le automobili cominciavano ad essere diffuse.
Come spieghi il crate diggin' a chi conosce solo la riga di search del proprio sito musicale preferito?
"Guarda figliolo! Quella è una locomotiva a vapore!"
"ah, i computer mainframe a schede perforate!"
"Giornali, riviste e libri stampati!"
"Negozi di libri e di dischi!"
"MySpace.com!"

Tutto questo andrà perduto, come lacrime nella pioggia.
E anche questa è una citazione da vecchio di merda.

(foto: Texas)

Commenti

  1. Anonimo12:19 PM

    mi fa impressione perchè tra poco ho scoperto di tornare da Underground dopo tanti anni nella sede di via Malcontenti, questa volta a mangiare in un ristorante cinese che da poco ha occupato i locali dove si potevano ammirare quei lavori di Dayaki; anche io come vecchio di merda sarò l'unico lì presente a conoscere la gloria passata di quel posto. Bocha

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