giovedì 24 luglio 2003

Per qualche anno ho frequentato pure io il maggico modo dell'hiphop. Pur restando un punk e senza mettermi mai il vestiario da b-boy sono oramai più di 15 anni che faccio il writer.
Siccome non so che cazzo fare, perchè non sparare qualche cazzata a proposito sul blog?
Per ora due episodi, oggi questo, domani un altro.


IL MIO NOME E' VANDALO, JAMES VANDALO

L'orrendo titolo qua sopra, di cui tutti avrete riconosciuto l'origine zerozerosettiana ("My name is bond, James Bond.") è, d'accordo, assolutamente ridicolo e sborone.
Del resto, l'essere sborone, è parte integrante del mio essere, lo accetto, non me ne vergogno. Bisogna essere per forza sboroni per tenere un blog, no? Quanto a far ridere... che te lo dico a fare?
Comunque questa volta parliamo di come e quando ho preso questo nome.
Quando ero un giovane virgulto della scena punk milanese, diciamo nella seconda metà degli anni 80, la gente mi chiamava I don't care, dal nome della mia punkzine.
Io, che di nome vero faccio Stefano, avrei voluto un'abbreviazione del nome stesso, ma di Steve ce n'erano a vagoni e Stiv era già il buon vecchio "Rottame" Valli. Ho provato a usare per qualche settimana "Stewe", ma dopo pochi giorni ho dovuto arrendermi alla sua imbarazzante ridicolaggine. Rimane ancora impresso sulle 100 copie del primo numero di I Don't Care! punkzine, dove c'è anche una mia foto con kefiah e mullet, terrificante esempio di contraddizioni non risolte e adolescenza confusa oltremisura.
Nel 1989, quando cominciai a fare graffiti in modo più consistente, rispetto agli scarabocchi degli anni precedenti, e a conoscere più approfonditamente il mondo del writing, decisi che dovevo trovarmi una Tag (la firma da writer) decente (e vabbè...).
Per un pò ho firmato i miei pezzi come I Don't Care, poi con un semplice Stefano, ma volevo qualcosa di più "aggressivo" e non in inglese (come usavano quasi tutti gli altri writers).

Era il febbraio del 1990 quando trovai il nome: stavo facendo un pezzo sul terrapieno della ferrovia che attraversa Viale Monza, quando un vecchiaccio paonazzo dalla rabbia compare dal nulla e comincia a tirarmi ombrellate sulle bombole, mentre ero su una scala per dipingere le parti alte del pezzo, urlando: "VANDALO!!! VANDALOOOOO!!!!! VANDALOOOOOOOOOOO!!!!!!!!!!!!!".
La faccia rossa, la vena del collo gonfia, sputazzi di saliva che saettano in ogni direzione, gli occhiali storti sul naso.
Io non reggo oltre e scoppio a ridere. Pure gli altri writer che erano li scoppiano a ridere.
Naturalmente parte la sequenza d'insulti per niente inaspettati: "Vandali! teppisti! in galera e buttare via la chiave! bisognerebbe farvi pulire tutto con la lingua! Quelli come voi, a bastonate! chiamo la polizia, e poi vedete!!!".
"Ha finito?" gli chiede a quel punto Sten.
"Come???" dice stupefatto l'anziano, al limite dell'infarto "come ti permetti?!? ora chiamo la polizia e sono cazzi vostri!".
"Chiama chi cazzo te pare" aggiunge qualcuno.
Intanto noi continuiamo a dipingere.
Dopo una mezz'ora, all'inizio della via, compaiono i lampeggianti di una volante.
Da lontano sentiamo il vecchio cagacazzo urlare con la sbirraglia nella nostra direzione "Eccoli! sono ancora lì! presto, prima che scappino!". Noi, tranquilli, continuiamo a dipingere.
Con estrema flemma si fanno sotto al nostro gruppetto. Un graduato mi si fa sotto e dice: "giovanotto, scendi la scala" (da dietro il gruppo si sente qualche spiritoso abbozzare un "scendi il bimbo che lo gioco!", "scendi il cane che lo piscio!").
Io, sempre tranquillo, la scala discendo. Naturalmente i due giovani sbirrotti fanno la faccia cattiva senza, peraltro, che nessuno se li caghi.
Il graduato, più anziano, aggiunge stancamente "signori, qui si sta imbrattando la pubblica via".
Il vecchio, dietro, urlando "arrestateli tutti!", "chiamate i rinforzi!", e a noi: "ora avete finito di fare i teppisti!".
Già qualcuno cominciava a ridere, quando Sten, rivolto al graduato dice: "Questa è l'autorizzazione delconsiglio di zona per dipingere", e di seguito "questo è il permesso della questura", e porge due fogli allo sbirro.
Quello legge per qualche secondo e, dopo poco, restituisce i fogli dicendo: "bene, tutto a posto".
A quel punto, il vecchio, sempre più paonazzo, comincia a urlare "COME TUTTO A POSTO??? SONO TEPPISTI!!! LI DOVETE PORTARE VIA!!!".
"Questi hanno un'autorizzazione, un permesso, è tutto a posto".
"COME TUTTO A POSTO? E' UNA VERGOGNA! PROTEGGETE LADRI E ASSASSINI COME QUESTI (ndr. - e alè!) E NON CHI PAGA LE TASSE!"
A quel punto, prima che il poliziotto decida di arrestare il vecchio mentecatto, arriva per fortuna una donna che si avvcina e gli dice "dai nonno, vieni via!".
I poliziotti si allontanano, di conseguenza pure il gruppetto di spettatori formatosi nel frattempo.
Le "autorizzazioni", in realtà erano valide per un solo pezzo fatto qualche mese prima, poi gli altri avevano continuato a dipigerci di fianco per un centinaio di metri, consci del fatto che qualunque sbirro si sarebbe fermato nella lettura dopo aver letto "la questura autorizza", senza andare a vedere se l'autorizzazione era per 5 metri di parete o per 500, o a cogliere caprimulghi, o a collezionare armi atomiche.
Ricominciamo a dipingere ma, da quel momento, ogni volta che qualcuno di noi mi passava dietro si sentiva obbligato a urlarmi "Vandalo! Vandalo!!!".
Avevo scelta? Vabbé, suonava bene, un pò tiraculo, ma suonava bene. E poi era in italiano.
"Vandalo" ci poteva stare.

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