giovedì 10 luglio 2003

PUNK & HARDCORE PER LA GUERRA?

Da un pò di mesi, nel mondo delle agenzie che organizzano concerti, è successo un terremoto.
Da un pò di mesi ha aperto la sua sede italiana Clear Channel.
Ora tutte le agenzie che, per quello che ci riguarda, si dividevano la torta dei concerti indie, punk e hardcore hanno perso molti spazi. Clear Channel infatti, come ogni multinazionale che si rispetti, ha una potenza di fuoco (leggi soldi) con cui pochi possono competere.
Ma non è del destino di tutte le altre agenzie che ci si deve preoccupare: fatte salve alcune più o meno corrette, il resto è composto da gente che venderebbe la propria madre per fare soldi, che paga spesso in nero (e non è detto che paghi, come chi abbia lavorato per i concerti di Vasco Rossi sa bene), che non si preoccupa nè della sicurezza sul lavoro dei dipendenti nè, spesso, della sicurezza del pubblico.
No, per alcune di queste agenzie il fallimento è il meno che si possa augurare.
Tutto bene, quindi? Tutti contenti? Clear Channel ci porta i gruppi preferiti e a volte non fa nemmeno prezzi troppo esosi?
E allora vediamo chi è Clear Channel.
La Clear Channel Communications è un'azienda internazionale con sede a San Antonio, Texas.
Negli Stati Uniti è una vera potenza nel campo della musica, infatti, attraverso partecipazioni in diversi network controlla più di 1200 stazioni radio americane.
Non gli va sempre tutto bene, però. Clear Channel è stata denunciata da alcune label e gruppi perchè cancellavano dalla programmazione delle 1200 radio quegli artisti che si rifiutavano di fare tour con la loro divisione concerti.
D'altra parte la Commissione Federale di Comunicazione americana sta studiando un'ulteriore deregulation del settore, dandogli maggiore potere e permettendogli di entrare nel settore televisivo.
Nel marzo 2003 alcune stazioni radio di Clear Channel organizzarono in Louisiana, con il nome di Rally For America, un boicottaggio nei confronti delle Dixie Chicks, la cui cantante, Natalie Maines, aveva criticato Bush.
Il boicottaggio consisteva in un trattore che, passandoci sopra, distruggeva cd, cassette, video e merchandise (niente a che fare con i nazi che bruciavano i libri nella germania di Hitler, naturalmente!) del gruppo davanti a qualche centinaio di persone.
Ma perchè un impresa che lavora nel campo della musica si coinvolge così profondamente con la politica?
Certo, il vicepresidente di Clear Channel, Tom Hicks, è un vecchio amico di Bush Jr., fin dai tempi in cui Bush era governatore del Texas e Hicks il manager responsabile degli investimenti dell'Università del Texas. Non stupisce che Hicks abbia affidato forniture e servizi per l'università a imprese di sostenitori e finanziatori repubblicani o addirittura con partecipazioni della famiglia bush...
Fu sempre Hicks che acquistò per l'università la squadra di baseball dei Texas Rangers, rendendo Bush Jr., suo vecchio proprietario, ulteriormente multimilionario.
Ovviamente, ora l'amministrazione repubblicana sta facendo, come detto prima, nuove leggi nel campo della comunicazione che daranno ulteriore potere a Clear Channel in radio e televisioni.
Nessuno oramai si stupisce vedendo l'amministrazione repubblicana fare favori agli affaristi, ma non deve stupire che pure gli stessi affaristi facciano favori ai politici di riferimento... Se questo succede finanziando proteste "dal basso" contro chi attacca Bush dov'è il problema?
Il problema è che fino a qualche anno fa, quando il punk e l'hardcore erano roba nostra e nessun affarista avrebbe voluto toccarli nemmeno con un bastone, eravamo tutti contro il sistema, andavamo ai concerti, sapevamo che andando a vedere i nostri gruppi preferiti i nostri soldi sarebbero finiti sia nelle tasche di chi li meritava, sia nelle tasche di qualche sciacallo delle agenzie, ma vabbè, pure questo ci può stare.
Ora però, non solo diamo soldi a Clear Channel - non è questo il problema peggiore, con quei sodi si mantengono la struttura organizzativa che hanno qui, mica li danno direttamente ai repubblicani - ma ci dobbiamo vedere sui poster dei concerti il loro marchietto, il loro nome.
Cos'è peggio? Farli guadagnare o trovare sulla nostra cultura il marchio dell'Impero?

(Alcune delle informazioni qui sopra sono tratte da Maximum Rock'n'roll n. 241 - giugno 2003)

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