sabato 20 settembre 2003

Dopo qualche giorno di pausa ricomincia il diario sudamericano, here we go...

Lima, di notte
Thuesday, 18 Sep 2003 17:05:01


Il mio arrivo a Lima, ha coinciso con una crisi morale e fisica. Non sto di nuovo bene fisicamente e mi sono sentita orfana di qualcosa dall'arrivo dalla Bolivia, cosa che mi ha spinto ad avere seri dubbi anche sull'utilità che io continui a scrivere questo scapestrato e noioso diario di bordo.
Ora ho un domicilio legale a Lima: Tarata. Che è come dire Ground Zero a New York.
Sendero Luminoso si costituì come gruppo terroristico ad Ayacucho, una provincia sperduta sulle Ande, eminentemente abitata da indigeni. Gli attentati iniziarono là negli anni '80 e, fino al 1992 non raggiunsero mai la capitale.
In verità, in 12 anni, lo scontro ed il confronto di una violenza senza precedenti, fra forze armate, polizia, gruppi paramilitari e terroristi (pochi anni dopo nasce anche il MRTA, ovvero MOvimiento revolucionario Tupac Amaru) produsse qualcosa come 40.000 morti. Negli anni a seguire il 1992 fino al 2000 la violenza raggiunge ed attanaglia anche Lima. I morti arrivano a 69.000 e gli scomparsi a 6.500.
Quando penso a queste cose mi sento un pò una contabile dell'orrore... Il dolore, lo scempio, il sangue e la tristezza si confondono con le cifre. Cifre che diventano talmente grandi da far perdere il senso di tutto.
Statistica, numerologia. E ci si perde così.
Una cosa particolare di questo "conflitto armato interno", è che a Lima, per ammissione di tutti, fino a che non c'è stato il primo attentato del 1992, SE NE SONO AMPIAMENTE FREGATI di quello che succedeva nell'interno del Paese.
POi venne Tarata. Un'autobomba dal potenziale esplosivo assurdo.
Salta per aria un palazzo (esattamente dove ora vivo io). Muoiono decine di persone.
Sandra, che lavora con me, ci perde 3 amici. La gente vede bimbi morire per terra dissanguati. Il portiere della mia torre, si salva per caso. ma il terrore che gli leggo negli occhi ancora oggi la dice lunga.
Lima si sveglia ed iniziano 8 anni di terrore.
Non so come spiegare, ma vivere in un posto del genere fa uno strano effetto. Fa percepire chiaramente la precarietà.
Io me ne sto al 6 piano e penso a come deve essere stato. Vedo sotto di me Lima che scorre,che si arrabatta, che sopravvive: i tetti di Lima sono orrendi, per altro. molti non sono finiti e ci sono barre di ferro che fuoriescono, che si protendono inutili verso il cielo, come ad implorare chissà che... Propaggini grige e fredde, verso un cielo grigio e sordo.
La Bolivia, con il suo freddo e l'azzurro del cielo, sono ben lontane. Ed io, appunto, in qualche modo me ne sento orfana. Un'inutile e grottesca orfana.
La mattina che sono partita per tornare qui, era quella in cui erano previsti i bloqueos massivi delle strade. Soprattutto quella che porta all'aeroporto. Sono andata da La Paz all'Alto in una strada che faceva paura: esercito e polizia da tutte le parti. Faccie tese di contadini esasperati che mostravano i nervi scoperti.
Io sono arrivata in orario e sono partita.
Atterrata nel grigio di Lima. E non so come sia andata a finire. Forse è questo che mi da rabbia, che mi fa sentire inutile ed impotente. In 10 giorni vissuti intensissimamente, mi sono avvicinata alla tragedia di un popolo ferito. Mi ci sono appassionata. Ho creduto di lottare per qualcosa. Poi arrivo qui e il silenzio totale della stampa (non dico la nostra, che è lontana, ma almeno questa... visto che è un paese confinante...) mi riporta con i piedi per terra. Della Bolivia non importa un bel nulla a nessuno. E io, rispetto a quello che succede, sono sommamente inutile.
Questo mi è venuto in mente ieri notte, mentre dal sesto piano del mio edificio "fantasma", guardavo Lima boccheggiare sotto di me.
Io forse sono fuori luogo, ma l'idea di passare da tragedia in tragedia e scomparire mi fa pensare che il mio cuore questo ritmo non lo legge.
So che non vale niente, ma qualcosa mi e' venuto spontaneo.
E vorrei che fosse un mio piccolo omaggio alla Bolivia ed ai milioni di cuori che palpitano confusi in quel Paese. Vorrei che voi lo leggeste, e anche se lo stile non e' impeccabile (anzi), voi che mi conoscete, più o meno, almeno per i 2 minuti della lettura sentiate quello che sto provando io, vediate con i miei occhi e sentiate il tumulto e la confusione che abitano in me.

La Bolivia, adesso lo capisco, è amara e dolce.
La Bolivia è un'intensa passione, un triste arcipelago, una fonte instacabile di razze e miti che fervono.
La Bolivia è un letto di spine, di carezze, di fiere, di moltitudini che si lamentano e di altre ombre congelate;
La Bolivia è un cuore scolpito a colpi di martello.
Un bosco impenetrabile dove la luce si precipita dalle coppe degli alberi e dalle montagne inerti;
La Bolivia è una schiuma, aria, torrente, un declivio di fiori, un giardino di metallo, longevo, fervente, che vibra sotto a soli eterni tormentati da dense nubi.
La Bolivia è una festa di ebbri, un fragore di battaglia, una guerra civile, un luogo deserto silenzioso i frutti del quale sono succosi, un banchetto di fami, un tempio di cerimonie crudeli, un piatto vuoto teso verso il nulla, un parco con bambini, chitarre e fuochi, un crepuscolo infinito, una casa abbandonata, un grido angosciato, un tranquillo guado nel quale si celebra la vita.
La Bolivia è un sepolcro nel mezzo della primavera, uno strano profilo che confonde con la sua brillantezza di solitudine, un anziano che cammina lentamente, un acido che perfora gli occhi, uno strepito che spegne tutte le musiche terrene, un'allusione di piaceri, un lampo che distrugge, un pentimento senza colpa.
Un sogno d'oro, una veglia torva, un giorno di disperazione ed un altro di risa che confonde la memoria, un tessuto di lusso, una nudità impudica, un'eternità impaziente.
La Bolivia è un ricordo ed una premonizione, un passado inesorabile, ed un futuro di onde, risurrezioni, cadute e risurrezioni.
La Bolivia è il mio timore, la vostra ira, la voracità di uno, la miseria di un altro, la defezione di molti, la sazietà di alcuni.
Le catene e la libertà, l'orrore e la speranza, la sfortuna e la vittoria, il sangue che scorre per le strade fino a scontrarsi con l'orizzonte e da lì ritorna in un rifluire senza fine.
La Bolivia è un amore o l'abbraccio innocente di un amico, l'estraneo che ti sorprende con il suo odio o quello che ti da la mano perché gli va;
La Bolivia è la finestra da cui guardo questa notte.

Questo lo sentivo ieri notte e tut'ora lo porto dentro.
Oggi sono a Lima, in ufficio. Un altro giorno grigio, un'altra finestra.
Sotto... un'altra manifestazione e polizia armata pesante.
Urlano, suonano, bloccano il traffico e il caos regna sovrano.
Ma, mi chiedo... qualcuno sta ascoltando?

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