mercoledì 10 settembre 2003

Dopo questo post qualche giorno di pausa. La mail arrivata ieri, che potete leggere più avanti è, per ora l'ultima. L'autrice sarà in viaggio per qualche giorno in montagne e villaggi della Bolivia non esattamente brulicanti di internet point...

La Paz, Bolivia - I cani e la luna
Tuesday, 09 Sep 2003 00:39:50


Qui connettersi è difficile. Sono a 4000 metri: a quattromila metri molte cose sono difficili. Ma l'emozione di questa giornata, mi impone di stare qui.
Sono arrivata in Bolivia sabato sera, atterrando nell’aeroporto più alto del mondo, a 4.500 metri. Temevo l'altezza... trascuravo lo stomaco. Sono stata malissimo. Ed ho avuto modo di conoscere i servizi "di aiuto alla salute" più alti del mondo. Se vi interessa, mentre una si sta completamente disidratando e perde 6 kili in un giorno ed una notte... bene, la cura consigliata è... la cocacola. Perché ci sono zuccheri, dicono.
Di fatto ora sono in piedi: uno zombie, ma in piedi. E VOGLIO, fortemente voglio essere in piedi per approfittare di questo viaggio e conoscere La Paz. Qui è il paradiso, per un lato: mai viste le stelle così vicine. Mai respirato un'aria del genere. Mai vista una città tanto strana ed in fermento.
La popolazione della Bolivia è all'80 per cento indigena: qui gli indigeni hanno subito di tutto, ma sono molto organizzati (domani visiterò il loro parlamento...) e si sta preparando un cambiamento storico. E' chiaro. Lo senti nella gente. Nel fatto che TUTTI parlano di politica, di appropriazione della terra, di gestione del gas e delle risorse naturali. Tutti, anche le persone semplici. Purtroppo è altrettanto chiaro che si sta preparando un cambio che sarà molto violento. Lo sanno tutti qui e quello che è meno giusto è che si sa già anche che intereverranno stranieri (giro di parole per statunitensi) e che la cosa diverrà ancor più complessa e sanguinosa.
Ma questo popolo che tanto ha subito, ha voglia di lottare. E lo senti a fior di pelle. E' l'unico posto al mondo dove la gente ha bloccato una multinazionale che voleva privatizzare l'acqua (Cochabamba). L'unico posto dove i produttori di coca hanno un leader che la gente ama ed appoggia.
Qui ci sono marce tutti i giorni, proteste. Concertazioni e tentativi concreti di democrazia partecipativa.
Qui c'è un’immensa povertà: il salario medio è di 80 dollari al mese. Ma la Bolivia era immensamente ricca: argento (già tutto portato via dagli spagnoli), caucciù (preso dagli americani), gas (americani), acqua (francesi ed americani) e petrolio (indovinate chi...).
Ma qui nessuno si rassegna. Si lotta. E si continuerà a lottare. Quello che impressiona è la fierezza e la dignità india. Qui nessuno si vergogna delle proprie origini. Anzi.
Ieri mi hanno portato (giusto per farmi sentire meglio...) in un posto incredibile che si chiama La Cumbre. E' una montagna sacra per gli indios, 5.200 metri (mai stata così in alto in vita mia e, parola, da lassù vedi il mondo con occhi diversi). Dopo che si arriva in vetta comincia la cosidetta "carretera de la muerte", perchè sterrata e in vorticosa discesa (la farò sabato...). E li in cima succede una cosa incredibile. I camionisti si fermano e gettano dell’alcool per terra. Perchè sanno che la discesa potrebbe essere la loro ultima discesa. Ed allora vogliono offrire qualcosa alla Pacha mama (la madre terra). Dopo aver bagnato le gomme con l’alcool partono.
In cima alla cumbre si trova una statua di Cristo, ma li capisci che qui Cristo è solo un nome per altre cose, ben più vecchie ed innate.
Infatti è tutto pieno di offerte in puro stile profano: sigarette, bottiglie di birra, pietre che rappresentano preghiere.

Sulla strada che da La Paz porta alla Cumbre ho conosciuto una realtà che ignoravo.... i veri padroni delle strade boliviane (oltre ai cocaleros che le bloccano una notte si ed una no per portare avanti le loro rivendicazioni): i perros llameros. I cani da richiamo.
centinaia di cani randagi che vivono a lato della strada. Aspettando che passi qualcuno. E poi si buttano in mezzo alla strada (facendo rischiare paurosi incidenti...) per far si che gli venga dato del cibo. E sopravvivono. A tutto. Abitando un ambiente magico e una dimensione unica.
I perros llameros altro non sono che una metafora dei boliviani: vivono a lato, ma non si tirano da parte. Si gettano nella mischia e lottano.
La mia giornata di oggi spiega bene.
Ho cominciato all'alba (non potete immaginare cosa sia un'alba qui...), andando a prendere il primo the dopo il digiuno completo con alcuni cooperanti italiani (mi ospitano loro, in questo posto umile ma incantevole) e poi ho inizato a lavorare con i rappresentanti del Foro Boliviano per il Medio Ambiente. Ci sono cose raccappriccianti: la strategia antitraffico USA che in verità serve per garantire migliori guadagni ai narcos statunitensi. Le multinazionali che vogliono brevettare il lama (!) come prodotto tipico statunitense ed impedirne l'importazione dalla Bolivia... Lo stesso con le noccioline e la quinua.
Cattive notizie a catena: l'unica buona è che c'è una legislazione che può impedire questo. Serve solo buona volontà e gente che si renda conto di come portare avanti la rivendicazione. Abbiamo impostato un pò di cose e pare che ci sia una via.
Mi hanno portata a mangiare... in un posto umilissimo, ma dove assaggi, insieme al riso in bianco ed una bistecchina (io, per ovvie ragioni, mentre gli altri mangiavano cuore di bue...), lo spirito di questa gente: anche se non ti conoscono ti salutano, si gettano per terra pur di lasciariti un buon posto a sedere. Nonostante gli stranieri gli abbiano fatto solo male, continuano a fidarsi ed a trattarli come sacri ospiti.
Nel pomeriggio ho lavorato ancora un pò sulle questioni indigene, scoprendo costumi impensabili: per le comunità quecua e aymara, non deve esserci uno più ricco ed uno meno ricco. Quindi esiste un sistema di "redistribuzione": quando c’è una festa , il più ricco della comunità viene nominato padrino. E paga lui per la festa, così ritorna in parità con gli altri (direi che dà da riflettere, direi...).
Poi sono andata all'università dove domani terrò una conferenza. Al di là del fatto che questa fosse publicizzata nel giornale locale con una pagina intera: c’è un fermento intellettuale ed un desiderio di conoscere e confrontarsi che da noi nemmeno sappiamo più che cosa significhi. A prescindere dal fatto che qui siano molto poveri, ci sono moltissime università. Tante private (addirittura la setta Moon). Ma tante aperte a tutti.
e poi, il momento più forte della giornata. Io mi occupo principalmente di scomparsi forzosamente. Sono almeno tre anni che ricerco, mi leggo sentenze, report, addittura autopsie.
Pensavo di essermi abituata, in un certo senso. Ma oggi è stato più forte di quanto non potessi nemmeno sperare. Oggi, in un’ora, da 8 attempate e combattive signore, ho imparato di più che in anni di ricerca o studio all'università.
L'associazione dei famigliari dei desaparecidos. La presidente si chiama Loyola: una donna tipicamente india, che mi arriva più o meno all’altezza del seno, ma che è una tra le persone più alte che abbia mai conosciuto.
Era guerrillera. Con il Che (si, proprio lui, Guevara de la Sierna). L'hanno catturata ed è uscita di prigione dopo torture e sofferenze immani. Suo marito è stato fatto sparire negli anni 60 e da allora non ne ha più saputo nulla. Ha iniziato processi, che non hanno portato da nessuna parte. Allora ha creato questa associazione di parenti degli scomparsi. ed ha messo il suo caso in secondo piano, per lottare per i problemi degli altri. E stanno ottenendo, fra mille difficoltà piccoli grandi traguardi.
Ho conosciuto (e li non ce l'ho fatta a non tremare e comnmuovermi) la mamma di Trujillo Oroza. Bene. Per me questo, fino a un'ora fa era un nome di un caso sul quale avevo studiato anni. Che conosco, su cui ho scritto, di cui insegno. Uno studente di 21 anni che, negli anni 70, mentre andava all'università, è stato preso da una volante della polizia e non se ne è mai più saputo nulla. Da tre giorni il governo boliviano ha riconosciuto le sue responsabilità ed ha dato 400.000 dollari alla madre.
Ma questa anziana signora, che porta evidenti segni della sofferenza immensa che ha patito, non intende che dei dollari comprino il suo silenzio.
Perché esige che ritrovino i resti del figlio (di fatto devono sapere dove sono) e che si facciano i processi ai responsabili, e che piuttosto morirà, ma non lascerà che dei dollari statunitensi siano la tomba del figlio.
E questa gente spera in me. Spera che io con le mie conferenze insegni agli avvocati di qui che possibilità hanno a livello internazionale.
Sperano che tutte le interviste che mi hanno fissato alla televisione (!!!) risveglino l'attenzione e testimonino che in Italia sappiamo cosa succede, che non si dimentica. Suppongono che se lo dice una bionda, alta, con gli occhi azzurri, qui la gente ascolti. E i responsabili non dormano tranquilli.
Sperano.
Ma non è una speranza rassegnata. Sanno che devono lottare. E sapete come fanno?
L'ho capito nel tornare a casa. Ho visto decine di signore indigene (ricnoscibili da statura, bombetta, trecce e vestito tipico) andare verso un edificio... non capivo. Allora mi sono avvicinata ed ho chiesto numi. Era l'università serale e loro erano tutte signore che fanno le pulizie.
Puliscono nelle case dei ricchi boliviani, che parlano superbamente solo spagnolo (male) per marcare le differenze. Puliscono, e parlano almeno tre lingue e conoscono almeno tre religioni.
Puliscono, e non dimenticano.
Di notte studiano.
E sotto la bombetta, sono certe che qui le cose cambieranno presto.
Sapete una cosa? Lo credo (non spero, credo) anche io.

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