lunedì 13 ottobre 2003

Doppio appuntamento con il diario sudamericano di Gabriella, questa volta.
Sab e Dom non ho avuto il tempo di postare e smaltisco ora gli arretrati.
Sempre a proposito di questi post, ricordo che vengono ripostati anche sul newswire di Indymedia. Una ventina di visitatori sono arrivati a questo blog dal link posto su Indy.
Finora ho letto un paio di commenti su Indy a quei post, compreso l'immancabile supercomunista rancoroso che ormai non si incula nessuno nemmeno nei c.s. più ortodossi. Ma su Indy non mancano mai, e del resto, senza i commenti di questa gente il web antagonista sarebbe molto meno divertente...
A chi arrivasse qui dai link su Indy ricordo che, pur essendo i post indyani firmati "Gabriella", non è Gabriella che li posta ma la redazione (se è il termine adatto) prendendoli da qui, è quindi inutile fare commenti riferendosi a lei. Quanto viene scritto nei post è un diario di viaggio, non un commento politico, un dibattito culturale, una relazione d'assemblea. Sono impressioni di viaggi, persone, cose e situazioni di una persona con proprie opinioni e punti di vista. Se non vi stanno bene c'è un pulsantino con una "x" in alto a destra sul monitor. La vostra ortodossia è in salvo a un solo click di mouse!


Si parte
Friday, 10 Oct 2003 16:55:20


Tra poche ore lascerò Lima.
Non sono l'unica. Anche Marisela, la mia amica della Croce Rossa.
io inizierò a percorrere in lungo e in largo il Perù: 16 giorni fra deserto, montagne, vulcani e Amazzonia.
Spero di reggere, perché ultimamente la mia salute sta scricchiolando, ma presumo che le bombe antibiotiche che mi stanno rifilando funzioneranno.
Sarà un viaggio forte, intenso. Non so quanto potrò scrivere, ma so che cercherò di viverlo al meglio, per raccontare a chi vorrà ascoltare.
In questo mio primo mese e mezzo, mi sono resa conto di aver ascoltato molto: è stato nu viaggio nel viaggio. E mi rende fiera l'idea di poter raccontare a voi quello che vedo, sento e provo qui.
Spesso sono stata presa da una sensazione di inutilità, piccolezza, limitatezza. Ma penso si debba insistere.
La Croce Rossa va in Bolivia perché ho insistito tanto. Perché ho la fortuna di poter parlare con Marisela, di poterle dare dei contatti là,di spiegare cosa succede.
Sapete, quando lei ha chiamato il MInistro della Difesa per fissare un appuntamento (tutt'ora negato) cosa si è preso il lusso di rispondere il signore? "Perché la Corce Rossa vuole venire in Bolivia?"-
Marisela: "Beh, ecco... per farci un'idea diretta e realistica della situazione nel Paese".
Ministro: "Scusi, QUALE situazione???".
Non aggiungo parole mie, perché sarebbero volgari.
Quale situazione? Quella per cui ieri ci sono stati nelle manifestazioni altri 2 morti (un minatore di 42 anni e uno studente di 22), 21 feriti (DA ARMA DA FUOCO!!!) e 17 arresti.
El Alto (dove si trova l'aeroporto di La Paz) è in condizioni incandescenti: basta una scintilla e divampa l'incendio.
E qualcuno chiede QUALE situazione?
Quella precaria. Di un Paese che rischia di partire... io so più o meno dove sarò nei prossimi 16 giorni, per quanto duro possa essere il programma ed il tragitto.
Marisela sa dove deve e dove vuole andare.
E' la Bolivia, e questo suo viaggio tormentato che mi preoccupa....
Un abbraccio e vedrò di farvi avere notizie quando possibile.
Gabriella


In viaggio
Monday, 13 Oct 2003 00:24:31


Ciao a tutti.
Inizio con il chiarire che sto bene. Da qualcuno mi sono arrivate mails che chiedevano se fossi stata coinvolta in un incidente di bus occorso in Peru ieri. No, grazie al cielo.
Sono a Nazca e fra poche ore partirò per Arequipa, viaggiando tutta la notte... in bus.
In secondo luogo, connettendomi ora, ho scoperto che ora che ci sono stati altri 9 morti, anche la stampa italiana ha iniziato ad occuparsi della Bolivia. Mi viene da pensare che da noi serva del sangue per attirare l'attenzione... altrimenti non ne vale la pena.
E dico da noi, perché in questi primi due giorni di spostamento nel Paese, ho iniziato a conoscere anche molti altri stranieri in viaggio: olandesi, tedeschi, statunitensi... Tutti sapevano della Bolivia, tutti, quando ho detto che io ci sono stata, mi hanno guardata come una pazza visionaria o una folle.
Io sono stata fortunata. Lo ripeto. Ho assistito in persona alla quiete prima della tempesta.
Però non sprecherò la mia fortuna e dirò chiaramente che questa situazione si poteva ampiamente prevedere e limitare. Invece oggi sono morte altre 2 persone, di cui un bambino di 5 anni, negli scontri tra polizia, militari e contadini.
ciò è successo a El Alto, dove solo un mese fa io atterravo e ripartivo. Eppure... eppure l'esercito si stava disponendo già allora. Allora si parlava di dialogo. Oggi, le rispettie dichiarazioni sono state di "stato d'emergenza e denuncia di un tentativo di golpe da parte del Governo" e di "rinuncia immediata del presidente o guerra" da parte dell'opposizione. Non so.
Lo dico anche troppo spesso... però davvero non trovo le parole... Le uniche che ho le uso per raccontare.

Venendo al viaggio... sono nel deserto. E questa notte,appunto, lo lascerò per salire a 2.300 metri, ad Arequipa, la città circondata dai vulcani.
Ieri ho visitato Pisco, le isole Ballestas e la riserva nel deserto di Paracas. L'inizio del viaggio è stato contraddistinto dal primo taxista che ci ha scortato alla stazione, il quale mi ha messa in guardia su pericoli, intemperie e disagi vari, fornendomi pure... "l'antidoto": un sacchettone formato famiglia di foglie di coca. Da prendersi in caso di: fame, freddo, mal d'altura, varie ed eventuali. Mi ha spiegato che lui lo fa sempre, perché altrimenti non riuscirebbe a lavorare 14 ore consecutive.. E così eccomi qui, che giro il perù con un sacchetto di coca nella borsa... Come inizio, direi, niente male.
A Pisco ci sono pescatori ed agricoltori. Gente povera, ma molto aperta e che spera di cambiare. Non vi enumero nemmeno i nostalgici di Fujimori perché ormai ho perso il conto... Quello che ho apprezzato di queste persone è la voglia di andare avanti, nonostante tutto. Di ingegnarsi, migliorarsi.
Un ragazzino di 15 anni alla fermata del bus mi ha raccontato la sua vita. Vive solo, in una catpecchia senza luce ne acqua a 50 minuti a piedi da Pisco (dove si produce il brandy di uve bianche).
Suo padre e sua madre si sono separati e ciascuno si è riscostruito una famiglia in un'altra città.
Lui è solo, ma studia. Studia le lingue. Cinese e inglese, perché un giorno vuole andare via da lì. Per pagarsi gli studi si ingegna come può, aiuta i turisti, vende loro qualunque servizio.
Io non sono una potenziale cliente, perché quando l'ho conosciuto stavo lasciando Pisco, per la verità, per cui la conversazione è del tutto disinteressata. Non ha nulla, lui. Ma mi fa veder fiero le monete da tutto il mondo che ha raccimolato. e mi chiede incuriosito: da voi si usa molto l'euro? Io mi trattengo e cerce di spiegargli che si usa SOLO l'euro, ma non pare soddisfatto ne convinto.
Le isole Ballestas sono isole che si trovano in una riserva naturale. Abitate da foche, pinguini, leoni di mare e migliaia di uccelli. Due cose porterò per sempre con me. L'immagine della spiaggia delle femmine di leone di mare e i raccoglitori di guano.
La spiaggia delle femmine è un lembo di isola occupato da centinaia di esemplari di leone di mare, che stanno in attesa di partorire.
in realtà è quanto di più simile in vita mia io abbia visto all'idea che ho di un girone dantesco. Le urla che emettono questi animali non mi lascerebbero dormire la notte. Esprimono un dolore infinito.
E infatti non so come dormano quei poveri 150 cristiani che abitano l'isola solo per tre mesi e fanno i raccoglitori di guano.
Il guano sono gli escrementi degli uccelli e viene utilizzato per produrre azoto. Ci si può salire solo 3 mesi ogni 7 anni... e quei tre mesi quei cristiani li vivono lì: in balia del mare, delle urla dei leoni di mare e degli uccelli. Potrebbe essere un carcere di massima sicurezza.
Paracas è una riserva naturale dove il deserto, di dune altissime e rosate, affonda nel mare, con scogliere che sembrano cattedrali. E' buffo: un sole a picco e niente caldo. Anzi, un vento incessante che sembra cantare le storie dei pescatori e della civiltà che qui ha vissuto 2000 anni fa.
Caldo in modo insopportabile er invece il deserto che ho attraversato oggi. Sempre più a sud. Nazca. per vedere il cimitero di chanchilla. Per vedere come 2000 anni fa seppelivano i loro morti. Uno dei posti più suggestivi in cui mi sono imbattutta in vita mia. Con un caldo da svenimento... e la certezza che qui ci viveva una grande e strana civiltà. Puoi vedere direttamente i teschi con il cranio deformato ed a cui praticavano le operazioni... tutti sepolti in posizione fetale, perchè, si dice, si pensava stessero per rinascere una seconda volta.
Nazca, però, è la città delle linee. Quei disegni precisi e perfetti che si delineano nel deserto e compongono una scimmia, una spirale, un gufo, un ragno, un colibri.
Sono li da 2000 anni e nulla le ha alterate. perfette, e misteriose. Perché nessuno capisce che diavolo siano e come siano state costruite, ancor meno 2000 anni fa.
MIliardi sono le ipotesi: astronatuti, sentieri rituali, linee di energia cosmica, offerte sciamaniche.
Ma per vederle bisogna sorvolarle, quindi... si deve prendere la famosa e famigerata "avioneta" (il nome la dice tutta... se pensate che in spagnolo avion significa aereo).
Un super leggero che porta al massimo 4 persone. Io, ovviamente, sprezzante del pericolo (in realtà ero certa che il mio povero stomaco già provato non avrebbe retto...) sono salita come copilota.
Lo stomaco è stato provato ulteriormente, ma ha retto. Ma l'emozione... è qualcosa di indescrivibile e irripetibile. Si avverte una forte magia. Quei disegni, qualunque cosa siano, sono un messaggio per tutti... E leggerli, o cercare di decifrarli nel fragore impazzito dell'elica dell'avioneta, è avvincente.
Il tutto dura 45 minuti (in cui, da copilota, ho vsto il pilota mollare pure troppe volte la cloche...) e quando si riatterra, qualcosa mi riporta bruscamente a quello che questo Paese di enormi contraddizioni continua a raccontarmi... a fianco dell'aeroporto una baraccopoli, senza luce e senza acqua.
ne ho viste altre, certo. Ma pensare che questi vivono proprio a fianco del piccolo aeroporto, mi pare una macabra ironia. Loro sono, lì, a sopravvivere. A sentire ogni 5 minuti qualcuno che spicca il volo.
Quello stesso volo che loro non spiccheranno mai. E MAI vedranno i messaggi che i LORO antenati hanno lasciato. Chissà, forse se in cielo ci salissero loro, capirebbero piu' dei mille studiosi saliti fino ad ora...

Gabriella

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