sabato 4 ottobre 2003

Gabriella è in partenza per l'interno del Perù per un paio di settimane.
Soon we'll be back with tha usual shit.


I due ponti
Wednesday, 01 Oct 2003 19:37:48


Sono ancora a Lima. venerdì notte dovrei iniziare a muovermi verso la sierra. Ayacucho, per la precisione. Dove nacque Sendero Luminoso.
Nel frattempo continuo a lavorare qui ed a cogliere tutto (ed è molto, credetemi) quello che questa città ha da insegnarmi e mostrarmi.
Aggiorno rapidamente sulla situazione Boliviana. Ieri 20.000 persone hanno effettuato una marcia pacifica a La Paz, chiedendo che il gas naturale non venga venduto agli USA ma che venga usato, innnanzitutto, per le necessità nazionali (che non sono poche).
I bloqueos proseguono, ma si stanno fiaccando: di fatto i contadini non riescono ad affrontare la perdita economica che deriva loro dal non poter vendere la propria merce sui mercati di La Paz. Quindi eludono i bloqueos come possono.
Il MAS, partito di opposizione, non accenna però ad accettare così, senza colpo ferire, questa soluzione del genere "molto rumore per nulla" e sta organizzando uno sciopero generale dalla durata indefinita.
Insomma... tutto in evoluzione. Salvo le condizioni: i poveri rimangono poveri diavoli disperati, i ricchi si godono quel paradiso di Paese come merita.

Veniamo a me, al Perù... a Lima. A Lima ci sono due ponti, non poi troppo distanti uno dall'altro. Uno è il puente de los suspirios, l'altro puente Villena. da uno non si vede l'altro.
Fra questi due ponti sta la differenza di Lima. Fra questi due ponti ci scorre una vita. O una morte.
Il puente de los suspirios è a Barranco, il quartiere degli artisti di Lima. E' un ponte di legno, che da sull'oceano. Devo dire che architettonicamente parlando non è nulla di che, ma la vista e l'atmosfera del luogo meritano decisamente. Tutto attorno sorgono numerose case coloniali, colorate come solo in America Latina può accadere.
Attorno al ponte si danno appuntamento le giovani coppie di innamorati limeñi. Qualche smarrito turista e i surfisti quando decidono di riemergere dalle onde dell'oceano.
Non posso dire che non si capisca di essere a Lima. Semplicemente si vive in modo rilassato. Oddio, come evidente straniera, il relax totale per quanto concerne lo zaino non e' mai e poi mai consigliato...
Il puente di Villena non ha nulla di bello attorno. E' a Miraflores. Una struttura in ferro, imponente. La vista, quella si, è decisamente mozzafiato sull'oceano.
eppure...eppure non ci si può fermare a guardare.
A garantire che questo divieto si rispetti ci sono due poliziotti, giorno e notte, uno per ogni lato del ponte.
Io che non lo sapevo, ovviamente, mi sono fermata. Il poliziotto è stato cordiale ma irremovibile. Non si può stare lì. Devo averlo guardato come un povero derelitto, perché lui si è affrettato a spiegarmi che ... non si può stare lì perché nn ci si può suicidare.
Dal ponte della Villena si sono suicidate un numero impressionante di persone.
Era divenuto il punto da cui tutti i disperati (e non sono pochi) della città si gettavano nel vuoto.
Il comune ha deciso che era uno stillicidio da fermare e quindi... non ci si può suicidare. Et voilà, due poliziotti che vegliano come angeli custodi sui disperati, che ora non hanno nemmeno più questa via.
Devo dire che sto apprendendo che è un atteggiamento abbastanza tipico di Lima. Non si chiede il perché del problema, non importa cercare le radici profonde. No. Si sta in superficie e si reagisce nel modo più forte e "spettacolare" possibile. Qui hanno bisogno di questo, per loro stessa ammissione. Di misure forti, di polso.
Sarò sciocca, ma continuo a pensare che alcune cose invece vadano comprese.
Studiate. Non passivamente accettate.
La stessa idea mi ha accompagnata tutta domenica.
Sono andata da Lima a Pachacamac, dove ci sono delle rovine di un templio e di una cittadella inca. E' un luogo suggestivo. Ti rendi conto di camminare "sulla storia", respiri cultura, trascendenza.
Di fronte a te l'oceano, e tu, solo un poco più in alto, ascendi al tempio del sole (che, ovviamente, essendo a pochi chilometri da Lima... non c'è).
percepisci però che c'è qualcosa di innaturale. Nel lato est del sito, le guardie sono molto numerose e... portano mitragliette.
Puntando tutti verso un muro.
Non capisci, ma taci e ti limiti ad osservare.
Quando ti innalzi un pò al di sopra del livello base... capisci perché. e ti si stringe il cuore. Sulla collina (non saprei come definirle... sono dune di sabbia dalle dimensioni spropositate) si stende fino a ben oltre l'orizzonte, un "pueblo joven". in Italia le conosciamo con il nome che hanno dato loro in Brasile: favelas.
Una distesa sterminata di case (giuro che è un eufemismo) e la povertà che ti grida contro. Polvere. E bambini mezzi svestiti che giocano per terra.
L'unica costruzione che si distingue in quella distesa orrenda è una casona arancione in stile vagamente fascista, che, mi viene spiegato, esiste in tutto il Perù: sono i collegi che costruiva Fujimori.
Una delle ragioni per cui a tanti qui non importa poi più di tanto l'orrore perpetrato da Fuji, è che per lo meno, dicono, era un presidente che si vedeva, anche nei luoghi dimenticati dallo stato. In effetti, il fatto che ci sia un collegio in un immondezzaio del genere, dimostra che non se ne era dimenticato. Lo ha lasciato un immondezzaio,ma almeno ci ha messo un collegio. Non so... appunto, mi sembra un approccio populistico e raffazonato ai problemi.
In fondo, se quelli che abitano il pueblo joven fossero felici con il loro osceno collegio, non sarebbe necessario tenerli sotto tiro con le mitragliette. Invece è proprio agli eventuali bambini "rateros" (ladri) che mirano le guardie di Pachacamac. E, se volete saperlo, la gente qui è felice così. "Siamo sicuri, almeno".
Non so come spiegare che è solo una sicurezza apparente, illusoria, cullarsi nella quale può solo provocare più problemi.
Nel pueblo joven suona una strana musica con sottofondo di violini. Chiedo cosa sia... un funerale. Qui, quando muore qualcuno, vogliono che il suo viaggio per l'aldilà sia accompagnato da musica.
Lascio Pacachamac, con le note del funerale che riempiono l'aria e riprendo la strada per Lima. Non sono molti chilometri: una trentina. Eppure noto che c'è molta polizia. Molti militari. Sandra, amica peruviana, commenta... e per fortuna. Quindi chiedo perché... bene: è la strada dei sequestri.
Perché nel lato est della strada ci sono i confini ultimi dei pueblos jovenes, mentre in quello ovest le residenze estive dei ricchi peruviani.
Qui la tecnica del sequestro lampo è diventata una moda. Ce ne sono una media di 2 a settimana. mentre scrivo il Paese segue con apprensione la storia di un bambino che è stato sequestrato la settimana scorsa... per errore. Hanno preso lui, figlio di genitori molto poveri. Se ne sono resi conto, ma non lo rilasciano. Qualunque somma possano ottenere sarà meglio del nulla che hanno.
Mi dicono che io sono sicura, che gli stranieri non li toccano, perché... non saprebbero a chi chiedere il riscatto. Per fortuna che qui non si sono ancora accorti che sequestrare stranieri e negoziare con le ambasciate rende molto di più.
Proseguiamo su questa strada del sequestro e dopo pochi metri arriviamo a Surco, quartiere delle ambasciate e di dimore principesche.
Anche in questo caso, dal mio punto di vista, appare assolutamente evidente che sia quanto meno avventato pretendere che, superato un ponticello sulla via expresa, si entri in un altro mondo, si dimentichino i problemi del pueblo joven, la fame, lo schifo.
Ed in effetti, quei problemi devono essere così poco dimenticati che ogni singola casa dispone di almeno 2 guardie giurate. I padroni dimenticano, e anche questa volta si pretende di risolvere un problema con la minaccia di una baionetta.

Non so. Non capisco.
Non sono mondi distanti. Ci sta un ponte di mezzo. Nulla più.
Ma sotto a quel ponte scorre la leggera e definitiva differenza che sta tra il sapere che ci si sveglierà domani, al caldo, con del cibo, e il sospettare che domani potrebbe essere la mattina buona per scegliere di gettarsi da quel ponte.
Ah, no. Sbaglio. Non si può scegliere nemmeno quello. Chi sta al di là del ponte non sceglie.

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