Pazo e DADO al Ponte sul Reno, Bologna (parte 2)


Settimana scorsa abbiamo visto la parete sotto il ponte sul Reno fatta da Pazo, ora tocca a quella di Dado.
Sarà l'ispirazione della superficie in mattoni di uno dei ponti più vecchi in uscita da Bologna, sarà l'essere sulla Via Emilia (strada costriuta dagli antichi romani per collegare Roma al nord Italia) ma Dado, oltre a costruire le sue lettere tridimensionali con lo stile che utilizzava all'epoca di questo pezzo (a proposito, di che anno era?), le ha inserite ed intersecate con i percorsi sopraelevati di un castello.
Ora, non so voi, ma io se vedo dei percorsi sopraelevati sostenuti da archi a tutto sesto, che entrano ed escono da torri e forse nascondono trappole pronte a scattare, penso a... Prince Of Persia.
E se aveto giocato pure voi al vecchio platform a scorrimento orizzontale uscito per PC nel 1990, sapete di cosa parlo (ma che ne sanno i 2000 con i loro 3D VR immersivi...).
Se poi ci aggiungiamo che questi percorsi hanno intersezioni impossibili, con piani dimensionali che s'intersecano contemporaneamente a profondità differenti lungo la loro estensione, abbiamo un platform a parallasse inserito nelle dimensioni a inganni ottici di Escher, intersecato con i nastri di Moebius dell'alfabeto di Dado.
E uno scudo MW sul muro della torre più a destra che ti ricorda che il castello è stato conquistato dai Mazzini Warriors.
Tutto questo sotto un ponte di mattoni che si stanno sbriciolando, con le gocce che cadono dalla volta, rimbalzano per terra, schizzano sul muro e cancellano lentamente tutto.
Qui c'è un concentrato di schegge di pop culture, delirio surrealista e dinamiche alfabetiche aerosol, e per vederlo: odore di piscio e piedi nel fango.
Questa merda non è per tutti.
Poi mi dite quanto sono evocative le ennesime scimmiette fotocopiate con messaggio sociale sottinteso dei vostri streetartists preferiti, negli angoli giusti dei quartieri artsy delle città.

(foto: 051gruphspotting)